SEL e IDV hanno imbrogliato gli elettori

Posted: 13 gennaio 2012 in Politica
Etichette: , , , , ,

gioco

di Mauro Miccolis

SEL e IDV hanno imbrogliato gli elettori, proponendo un referendum fittizio, nato morto, perché incostituzionale. L’incostituzionalità del referendum era stata rilevata da numerosi i costituzionalisti italiani, ed infatti il sottoscritto è uno dei pochi che ha sempre sostenuto che questo referendum sarebbe stato bocciato dalla consulta.

I motivi di incostituzionalità del referendum proposto da IDV e SEL erano stati spiegati benissimo da Cesare Salvi, su un articolo del Riformista del 9 Settembre 2011 “L’inammissibilità dei referendum elettorali“.

Allora perché hanno promosso un referendum che non sarebbe stato approvato? Perché in quel periodo Passigli promuoveva un suo referendum, che sarebbe stato approvato, eliminando il porcellum con un ritorno al proporzionale.
Il loro vero obiettivo era quello di impedire il referendum Passigli-Ferrara-Villone-ed altri, che mirava all’eliminazione del Porcellum ma consentendo la validità del testo unico delle leggi elettorali. Erano contrari perché così si sarebbe reintrodotto il sistema proporzionale, che avrebbe distrutto il bipolarismo oggi presente nella camera.

IDV e SEL hanno giocato sporco, sfruttando il diffuso malessere per un sistema che negli anni ha svuotato di significato il momento della scelta elettorale da parte dei cittadini, per consolidare in maniera irreversibile uno status quo utile soltanto ad ceto politico che ha un solo interesse: mantenere la propria rendita di posizione, costringendo gli elettori a votarlo per forza, si vinca o si perda poco importa, stante il mantenimento di leggi elettorali, Porcellum o Mattarellum che sia, che non consentono alcuna libertà di scelta.

Articoli Consigliati:

1- Gianni Ferrara: “La Consulta ha Smascherato gli Imbroglioni”

2 – Franco Ragusa: Ancora più determinati dopo la lezione dell’inutile referendum elettorale

3 – Cesare Salvi: L’inammissibilità dei referendum elettorali”

4 – Alfio Nicotra: Basta leggi elettorali truffa, ci vuole la proporzionale

5 – Domenico Gallo: Referendum Elettorali, Non Sparate sulla Corte Costituzionale

Commenti
  1. Luca scrive:

    Fosse stato così fittizzio la Cassazione non lo avrebbe dichiarato legittimo. O sono imbroglioni pure in Cassazione adesso?

    • La leggittimità del Referendum stabilita dalla Corte Costituzionale sancisce che tutte le regole per proporre il referendum sono state rispettate. Non sancisce la legittimità costituzionale di ciò che propone il referendum, e questo mi sembra anche ovvio, altrimenti non passerebbe al vaglio della Consulta.

      • più dettagliatamente :
        Il referendum si svolge attraverso le seguenti fasi:

        1: l’iniziativa: deve provenire da 500 mila elettori o da 5 Consigli regionali. Nel caso di referendum consultivo devono farne richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate. I promotori devono presentarsi alla cancelleria della Corte di cassazione e indicare l’articolo o la legge per cui intendono raccogliere le firme;

        2: la raccolta delle sottoscrizioni: deve essere fatta su fogli tipo carta bollata. Ogni facciata deve contenere il quesito da sottoporre a votazione. Le firme, con le generalità di chi sottoscrive, devono essere autenticate da un notaio;

        3: il controllo di legittimità: è effettuato dall’ufficio centrale che si esprime sulle eventuali irregolarità della richiesta;

        4: il controllo di legittimità costituzionale: invece spetta alla Corte che deve poi decidere sulla legittimità costituzionale delle richieste;

        5: l’indizione: il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, fissa la convocazione degli elettori a votare, per le richieste ammesse, in una delle domeniche comprese tra il 15 aprile e il 15 giugno per il referendum abrogativo. Se si verifica il caso di scioglimento anticipato delle Camere, il referendum è automaticamente sospeso e il procedimento riprenderà dal 365° giorno successivo alla data delle elezioni. Nel caso del referendum consultivo, il Presidente della Repubblica fissa la convocazione degli elettori entro tre mesi dalla comunicazione dell’ordinanza che dichiara la legittimità della richiesta. Nel caso di referendum approvativo l’indizione avviene con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza che lo abbia ammesso. La data del referendum è fissata in una domenica compresa tra il 50° e il 70° giorno successivo all’emanazione del decreto di indizione;

        6: la votazione e lo scrutinio: la consultazione popolare referendaria si svolge secondo le modalità stabilite per le elezioni politiche. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. Per il referendum approvativo, non è necessario raggiungere il quorum perché sia valido. In altre parole non è necessario cha vada a votare la metà più uno degli aventi diritto al voto.

  2. http://temi.repubblica.it/micromega-online/referendum-elettorali-non-sparate-sulla-corte-costituzionale/

    Referendum elettorali, non sparate sulla Corte Costituzionale
    di Domenico Gallo

    Se sono del tutto comprensibili – sul piano umano – la delusione e lo sconforto con cui è stato accolto il doppio no della Corte Costituzionale ai referendum elettorali da parte di coloro che si sono impegnati nella campagna referendaria, con la speranza di aprire una stagione di cambiamento della politica, occorre dire chiaramente che sono inaccettabili le bordate sparate contro la decisione della Corte, accusata di essere pervenuta ad una decisione “politica”, ispirata dal Palazzo.

    Non si sono ancora spenti, infatti, gli echi delle aggressioni intimidatorie effettuate da Berlusconi e dai leghisti contro le decisioni della Corte tutte le volte che la Consulta ha esercitato il suo ruolo istituzionale di custode della Costituzione, cancellando dall’ordinamento giuridico gli obbrobri di una legislazione discriminatoria e ad personam.
    Tuttavia non è solo un problema di bon ton istituzionale, tali critiche sono radicalmente sbagliate in quanto è vero esattamente il contrario.

    In realtà, la Consulta, non ammettendo i quesiti, malgrado una fortissima pressione politica proveniente dalla stampa, dalle associazione e dalle legittime aspettative dei firmatari, ha agito in conformità al suo ruolo di istituzione di garanzia giurisdizionale, facendo prevalere le ragioni del diritto sulle (legittime) aspettative dell’opinione pubblica e sulle richieste di una parte del mondo politico.

    Dovremo aspettare le motivazioni per conoscere pienamente le ragioni della Corte, tuttavia è intuitivo che i quesiti referendari, fin dall’inizio, non erano ammissibili in quanto, per l’ordinamento giuridico, l’abrogazione di una norma non può comportare la reviviscenza di una norma in precedenza cancellata dalla norma abrogata, altrimenti abolendo l’ergastolo si farebbe rivivere la pena di morte.

    Per ammettere i quesiti, la Corte avrebbe dovuto modificare i connotati del referendum, riconoscendogli una funzione non solo abrogativa ma anche propositiva, che nella Costituzione non è contemplata.
    Coloro che hanno proposto il referendum, che indubbiamente non sono degli sprovveduti, erano perfettamente coscienti che i quesiti erano inammissibili, salvo un imprevedibile mutamento di rotta della Corte Costituzionale. Infatti il vero promotore del referendum, l’on. Arturo Parisi, si è detto non sorpreso dalla decisione del giudice delle leggi.

    Ed allora i cittadini che hanno firmato i referendum e tutti coloro che in buona fede hanno aderito e si sono mobilitati per raccogliere le fime, potrebbero anche adirarsi e chiedere ai “tecnici” per quale motivo quelli che agitano la bandiera della cancellazione della attuale ignobile legge elettorale non hanno presentato dei quesiti che avessero la possibilità di essere ammessi dalla Corte, rendendo così concretamente possibile la modifica della “porcata” attraverso il referendum.

    La risposta è fin troppo evidente. Il vero obiettivo degli ispiratori del referendum Parisi non era quello di modificare la normativa elettorale vigente attraverso il referendum, bensì quello di scongiurare che la legge Calderoli venisse modificata dal referendum proposto dal Comitato presieduto dal prof. Passigli, che aveva presentato dei quesiti volti a cancellarne gli aspetti più osceni. Due dei tre quesiti proposti da Passigli erano sicuramente ammissibili: quello che abrogava il premio di maggioranza (che la stessa Corte Costituzionale aveva drasticamente criticato con le sentenze 15 e 16 del 2008) e quello che abrogava l’indicazione del Capo politico. Il terzo quesito proposto da Passigli, invece, appariva inammissibile in quanto, attraverso l’abrogazione delle liste bloccate, tendeva a far rivivere la disciplina delle preferenze di lista.

    L’effetto di tali modifiche sarebbe stato quello di introdurre un sistema elettorale proporzionale corretto dalla soglia di sbarramento al 4%. Ciò avrebbe consentito agli elettori di scegliere, se non la persona fisica, almeno la forza politica da cui essere rappresentati, restaurando il principio costituzionale per cui il voto deve essere uguale e libero per tutti.
    Contro questa iniziativa, che per la sua praticabilità comportava la possibilità concreta di modificare radicalmente la legge Calderoli attraverso il referendum, la componente “riformista” del Pd ha scagliato fuoco e fiamme, fino al punto che l’on. Veltroni ha inviato due lunghe lettere aperte alla Repubblica ed al Corriere, denunziando il referendum Passigli come una iniziativa rivolta al passato che avrebbe comportato un danno mortale per l’Italia, reintroducendo il sistema elettorale proporzionale, che – a detta di Veltroni – sarebbe stato responsabile di tutti i guai della c.d. “prima Repubblica”, comprese le stragi.

    In questa situazione, in cui la delegittimazione politica di questa legge elettorale fa ormai parte del senso comune, la pronunzia della Consulta non gioca un ruolo di ingessatura dell’attuale sistema elettorale, ma impedisce che la questione possa essere chiusa per sempre attraverso una consultazione popolare che restaurando il mattarellum, ci avrebbe vincolato ad un sistema di bipolarismo forzato che l’esperienza politica dell’ultimo quindicennio ha dimostrato quanto sia dannoso per la democrazia costituzionale.

    (17 gennaio 2012)

  3. Nicastro Damiano scrive:

    Ingegnere Mauro Miccolis,
    per favore vorrei un Suo consiglio, cosa pensa di questo video-denuncia sul c/c 10/645629 nascosto alla Magistratura di Ragusa da Intesa San Paolo Corrado Passera, è abbastanza chiaro?
    Può un conto corrente sparire nel nulla e la banca ne ometta l’esistenza alla Magistratura senza alcuna conseguenza nonostante le varie denunce ed esposti presentate dalla Signora Campo Innocenza Maria?
    Devo pensare che in Italia nessuno può ritenere il proprio conto corrente al sicuro?
    Damiano Nicastro – RAGUSA

    http://youtu.be/Vhyypfxu4TI

  4. Guido Lanciano scrive:

    Sono perfettamente d’accordo e, nel mio piccolo, ho inviato e-mail ai miei amici cercando di smascherare l’imbroglio, ma mi pare che si continui a prendere in giro la gente. Su Repubblica appare con gran risalto un editoriale di Ezio Mauro che nel titolo afferma “ridare la voce agli elettori” che sembrerebbe far dire al giornalista che è necessario che gli elettori possano scegliere il candidato da votare; ma poi se si legge l’articolo il direttore di repubblica afferma che l’unico sistema elettorale che dà la possibilità agli elettori di scegliere è il “sistema con collegi uninominali”! Può essere che una persona intelligente non riesca a capire che con il collegio uninominale l’elettore NON sceglie un bel niente perchè è obbligato a scegliere il candidato del partito o della coalizione, e che non avrà alcuna possibilità di scegliere, neanche con le primarie perchè il candidato verrà scelto in riunione di vertice delle coalizioni! Secondo te Mauro è cretino o è in mala fede?
    Da quasi 2 anni propongo che, mantenendo questo sistema elettorale, noi tutti cittadini-elettori dobbiamo chiedere ai nostri partiti di riferimento le primarie per la scelta dei candidati nelle liste bloccate, e che le liste vengano formate in questo modo: il 1° scelto dal vertice del partito, il 2° dagli iscritti al partito del collegio, il 3° dagli elettori del collegio, il 4° di nuovo dal partito, il 5° dagli iscritti il 6° dagli elettori e così via….; in questo modo quando si va a votare tutti sanno perfettamente quali saranno i parlamentari eletti (più o meno sappiamo la percentuale di voto dei partiti e quindi quanti parlamentari elegge ogni collegio).
    Guido

    • Sono d’accordo con te Guido, ed essendo sicuro che Ezio Mauro sapeva quello che scriveva, non si può che desumere un chiaro tentativo di mistificazione per piegare l’opinione pubblica verso i desiderata del suo capo bastone. Il sistema dei collegi uninominali, presenta anche un altro aspetto negativo, e cioè quello della definizione dei limiti territoriali del collegio, che dovrebbe essere fatta da qualche ente imparziale ed esterno ai partiti. Sulla tua proposta ti dico che mi sembra condivisibile, ma aggiungo anche che non sono molto preparato su questo campo (non avendo studi di giurisprudenza) e quindi temo di essere incapace di rilevare eventuali controindicazioni. Discorso diverso è sui collegi uninominali e il sistema maggioritario che si è discusso abbondantemente.

  5. [...] E’ vero che siamo in Emergenza Democratica, ma non vorrei che per uscire fuori dall’emergenza accettassimo un sistema di governo peggiore del precedente, dove il cittadino di fatto è manipolato da grosse multinazionali; l’effetto della manipolazione dell’opinione pubblica è provato dall’abolizione della scala mobile: i cittadini in massa educati dalle tv, hanno votato contro i loro interessi, un altro esempio eclatante di come sono stati presi in giro i cittadini è il referendum anti porcellum organizzato da Sel e Idv. [...]

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s