Scatto Morale

Uno scatto culturale e morale: ciascuno è chiamato a esserne pienamente all’altezza. In un bellissimo discorso destinato a restare tra i suoi più solenni o – speriamo non ne sia data l’occasione – a passare alla storia come lungimirante previsione degli eventi il presidente della Repubblica ha detto ieri alla vigilia del 25 aprile che l’Italia è davvero un paese a rischio autoritario. Lo ha fatto a Torino, citando Norberto Bobbio in casa sua: «La denuncia dell’ingovernabilità tende a suggerire soluzioni autoritarie». Nel linguaggio di un Capo di Stato – di un autentico capo di Stato, non di chi dica qualunque cosa e il suo contrario secondo il capriccio e l’umore salvo successiva smentita – è un allarme potente al quale gli italiani e la comunità internazionale sono chiamati a prestare la massima attenzione. Parlava della nascita della Costituzione, il presidente, ed ha iniziato sommessamente raccontando di sé. Un personale ricordo, un aneddoto. I suoi 18 anni nel ’43. Una lezione di storia vissuta destinata soprattutto a chi allora non c’era: ai più giovani. Poi le parole di Benedetto Croce: «Tutto quanto le generazioni italiane avevano da un secolo in qua costruito politicamente, economicamente e moralmente, è distrutto. Sopravvivono solo nei nostri cuori le forze ideali con le quali dobbiamo affrontare il difficile avvenire, senza più guardare indietro, frenando il rimpianto». Il quadro dei riferimenti distrutto, il difficile avvenire, il bisogno di frenare il rimpianto. Scritto ieri, si direbbe. Il lungo cammino della «riedificazione democratica». In giorni in cui c’è da ricostruire davvero città distrutte la parola riedificazione ha un senso plastico per tutti, necessario. Ricostruire. Ricostruire la democrazia. Quindi Bobbio. La necessità di governare non può essere un alibi per gente dai modi spicci. Non basta dire bisogna fare in fretta, il Parlamento non è un impiccio, le regole non sono legacci. «La Costituzione non costituisce un bagaglio obsoleto, sacrificabile – esplicitamente o di fatto – sull’altare della governabilità». Governabilità, avete presente? Non parlate al conducente. No. La Costituzione non è un «residuato bellico»: è la nostra garanzia collettiva di libertà e giustizia. L’alternativa si profila come un’ombra non troppo lontana. La dittatura, il regime che questo paese ha conosciuto, che gli uomini della generazione di Napolitano hanno vissuto. Basta davvero poco, bisogna stare attenti. Così torna all’oggi, il Presidente. Parla di Abruzzo, di crisi economica mondiale, di crisi morale. Dice, testualmente: serve un «rilancio, davvero indispensabile, del senso civico, della dedizione all’interesse generale, della partecipazione diffusa a forme di vita sociale e di attività politica. Parlo di uno scatto culturale e morale e di una mobilitazione collettiva, di cui l’Italia in momenti critici anche molto duri – perciò, oggi, di lì ho voluto partire – si è mostrata capace. L’appello è ad esserne, ciascuno di noi, pienamente all’altezza». Un appello individuale, rivolto singolarmente ad ogni italiano. A dedicarsi, a partecipare. A mobilitarsi proprio perché il momento è così duro. Non arretrare, non arrendersi: è nei momenti duri che l’Italia ha sconfitto il qualunquismo e la tentazione del personale effimero interesse. Ha saputo farlo sempre, può farlo ancora. Lo può fare.

(Direttore Unità)

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