LA RESISTENZA NEI LAGER (Primo Levi)

E’ difficile cogliere il significato e il peso di un evento storico durante il suo svolgersi, o pochi anni dopo la sua conclusione: proprio quando le tracce sono più fresche, le ferite più dolorose, più numerose e concitate le voci dei testimoni e dei superstiti, proprio allora è arduo, quasi impossibile, procedere con la necessaria obiettività al lavoro paziente e approfondito della ricostruzione storica.

Affinché il quadro si definisca, le deformazioni e gli errori siano cancellati, occorre tempo, anche in questa nostra epoca in cui il passo della storia sembra acceleri di anno in anno il suo ritmo.

Solo in questi ultimi anni il triste fenomeno della strage e della schiavitù modernamente restaurata nei campi di concentramento, sta trovando la sua prospettiva storica nella coscienza collettiva dell’Europa e del mondo. Solo adesso è possibile valutarne l’importanza e misurarne la minaccia, comprendere quale sarebbe stato il destino della nostra civiltà se l’hitlerismo avesse prevalso.

Se questa non assurda ipotesi si fosse verificata,vivremmo in un mondo mostruoso, un mondo bipartito, di signori e di servi: di signori al di sopra di ogni legge, di servi privi di ogni diritto, sottoposti ad ogni arbitrio, condannati ad una esistenza di lavoro estenuante, di ignoranza di clausura e di fame.

Infatti, la condizione del prigioniero nel moderno campo di concentramento riproduce (dobbiamo osare scrivere riproduceva?), peggiorata ed aggravata la condizione dello schiavo. Dello schiavo, il padrone intende farne una persona abbietta: una persona che non solo ha perso la libertà, ma l’ha dimenticata, non ne prova più il bisogno, quasi neppure il desiderio.

(….)

Riporto qui nel mio Blog, la parte iniziale delle riflessioni “LA RESISTENZA NEI LAGER” di Primo Levi, apparso la prima volta in “Il telefono della Resistenza”, numero unico edito a cura del comitato per le celebrazioni del Ventennale della Resistenza nella STIPEL (1945-65). Potete trovare l’articolo, anche in Pagine Sparse (1946-1980) di P.Levi.

Delle riflessioni che invito tutti a leggere,nella versione integrale, in quanto attualissime in un’epoca come questa dove siamo rinchiusi nei lager dell’ignoranza e delle disinformazione.

Vorrei sottolineare e commentare alcuni punti, per spiegare perché ritengo questo scritto attuale; di fatto è una sintesi lucidissima di quello che oggi accade in Italia, che vive la più moderna delle dittature, quella imposta dai media.

Mi sembra lampante la similitudine tra il berlusconismo e l’hitlerismo; ed infatti viviamo in una società di soli ricchi e poveri, lo strato medio è scomparso, sono arrivati i signori al disopra di ogni legge…e sono seduti in parlamento; e sono arrivati gli schiavi privi di ogni diritto e di ogni arbitrio, condannati ad un’esistenza di lavoro estenuanti, e non sono solo i migranti; sono anche gli impiegati che non hanno nessuno che difenda i loro diritti; i sindacati esistono solo come apparato…hanno dimenticato la loro funzione.

Ed ancora,la definizione dello schiavo moderno, descrive l’italiano medio: una persona che non solo ha perso la libertà,ma l’ha dimenticata,non ne prova più il bisogno,quasi neppure il desiderio.

 

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