Inceneritore di rifiuti Marcegaglia: Lannes incalza e Vendola fugge

 

pubblicata da Mauro Miccolis il giorno domenica 11 luglio 2010 alle ore 17.56

Fuga dalla realtà. Il governatore Vendola, incalzato dal giornalista Lannes – dal novembre 2009 – sfugge atterrito il confronto pubblico sul tema dell’inceneritore autorizzato illegalmente ed abusivamente dalla regione Puglia. Il divo Nichi non risponde al cellulare e si nega sempre quando l’interlocutore è Lannes. Lo smemorato di Terlizzi teme il dialogo e si rifugia nei salotti televisivi dove abbondano i giornalisti addomesticati venduti ai potenti di turno. Il 21 giugno 2010 alle ore 10,50 il direttore – accompagnato da due collaboratori e da una delegazione di cittadini di Borgo Tressanti – ha incontrato l’assessore all’ecologia Nicastro negli uffici dell’ente. Il noto cronista ha chiesto ufficialmente all’assessore uno stop definitivo all’operazione affaristica della Marcegaglia che farà tabula rasa della Capitanata, avvelenando 700 mila cittadini. Era presente anche l’ingegnere Antonicelli: secondo il dirigente che ha curato la pratica nei dettagli tecnici e non solo… “è tutto a posto”. L’ex magistrato Lorenzo Nicastro ha promesso un concreto interessamento. Vedremo a breve, se alle parole politiche seguiranno fatti concreti. Un dato è certo: la mobilitazione popolare e l’interessamento della corte dei diritti dell’Uomo. A Massafra la Marcegaglia ha già costruito un inceneritore altrettanto fuorilegge in base al quale l’Italia è stata sanzionata dall’Europa, mentre a Modugno l’impianto di Emma è stato sequestrato dalla procura della Repubblica di Bari. Il giornale ITALIA TERRA NOSTRA – ai sensi del Decreto Legge numero 4/2008 – ha chiesto alla regione Puglia, l’elenco esaustivo del centinaio di progetti in itinere (alcuni già approvati) di impianti (inceneritori di rifiuti, “termovalorizzatori”, centrali a biomasse, rigassificatori, cementifici). Nella stessa area è previsto in mare (off shore) a Margherita di Savoia e Trinitapoli un mastodontico rigassificatore della Sorgenia (De Benedetti, L’espresso, La Repubblica, Cir), un inceneritore Fiat a Borgo Incoronata e un altro inceneritore Sangalli a Manfredonia. Per non dire del progetto Enterra (società immobiliare di Bergamo) a Borgo Eridania (Rignano Scalo, a 30 metri dalle case), di quello Falck a Torremaggiore, Ansaldo a San Severo, Edison a Candela, Grigolin ad Apricena e di tutti quelli previsti a Lucera e nei paesi del Subappenino dauno. I poteri forti (confindustria, logge massoniche, clan partitici e sindacali) intendono grazie all’avallo politico, trasformare l’antica Daunia in un tombino industriale a cielo aperto. Prossimo epilogo: degrado ambientale, malattie, mutazioni genetiche e morte a carico dei viventi, danni irreversibili all’economia agricola. La Puglia non ha bisogno di speculazioni “energetiche”. A tutt’oggi, secondo i dati ufficiali di via Capruzzi il surplus segna l’88 per cento: viadotti e reti elettriche risultano obsoleti, fatiscenti. La partecipazione di cittadine e cittadini ai processi decisionali così come il diritto all’informazione in materia ambientale sono diritti riconosciuti sia a livello internazionale che a livello comunitario e nazionale. Il diritto all’informazione ambientale è inquadrato nell’ambito del principio di “azione preventiva”, il quale costituisce insieme a quello della “correzione anzitutto alla fonte dei danni causati all’ambiente” e al “chi inquina paga”, uno dei tre cardini fondamentali della politica comunitaria in materia ecologica. L’articolo 1 della Convenzione di Aarhus (firmata il 25 giugno 1998 e ratificata in Italia con legge 108/2001), stabilisce in proposito: “al fine di contribuire a proteggere il diritto di ciascuno, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente consono ad assicurare la salute e il benessere, ogni parte garantisce il diritto di accesso alle informazioni, la partecipazione al processo decisionale e l’accesso alla giustizia in materia di ambiente, in conformità con le disposizioni della presente Convenzione”. Gli esseri umani interessati dovrebbero essere gli interlocutori privilegiati per l’organo decisore e la decisione dovrebbe anche essere espressione del sentimento sociale della comunità. L’autentica finalità della suddetta Convenzione è ribaltare completamente il piano e far sì che non vi siano più decisioni su modifiche ambientali che anche i cittadini non abbiano concordato. L’Italia dei valori se c’è ancora batta finalmente un colpo a favore della legalità e dei cittadini. E’ chiaro Vendola? Lei forse si è montato la testa ubriacandosi di potere a buon mercato, dimenticando il suo ruolo di dipendente dei cittadini non di padrone. Lei governatore (pro tempore) non può far prevalere il profitto economico, in barba tra l’altro alle leggi in vigore piegate ad uso e consumo, a scapito della vita… bensì il bene comune.
fonte : http://www.italiaterranostra.it/?p=5258

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