Inceneritori di rifiuti: ecco come uccidono e alterano la vita. Grazie Marcegaglia

pubblicata da Mauro Miccolis il giorno mercoledì 27 ottobre 2010 alle ore 14.01

 

Due epidemiologi, vale a dire Valerio Gennaro (Istituto nazionale per la ricerca sul cancro – IST, Genova) e Patrizia Gentilini (International Society of Doctors for Environment  – Isde, Italia) hanno gratuitamente concesso ad Italia Terra Nostra la sintesi del loro recente contributo scientifico al convegno della Società italiana di Biologia sperimentale intitolato “Inquinamento ambientale e danni alla salute da inceneritori di rifiuti. Alcune prove”. L’attuale presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia è al corrente dei danni sanitari e ambientali, ma gli affari (inceneritori di rifiuti realizzati oltretutto illegalmente soprattutto in Puglia grazie al governatore Vendola) contano più della vita umana.

di Valerio Gennaro  e Patrizia Gentilini

Gli inceneritori tentano di ridurre il volume iniziale dei rifiuti, ma causano inquinamento ambientale e possibili danni alla salute poiché producono ceneri da conferire in discariche, fumi e polveri che si diffondono in atmosfera e che ricadono anche in aree abitate ed agricole.

Tra i principali inquinanti tossici, mutageni, cancerogeni e distruttori endocrini, ricordiamo: particolato fine e finissimo (PM 10, PM 1; PM 0.1), diossine, furani, acido cloridrico, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, idrocarburi, ozono e metalli pesanti.

Obiettivo: descrivere le principali evidenze scientifiche relative all’insorgenza di tumori e patologie non neoplastiche nelle popolazioni esposte. Data la variabile qualità degli studi di tipo sperimentale ed epidemiologico presente nell’ampia letteratura scientifica disponibile dal 1987, ci siamo soffermati solo sui due più recenti studi condotti in Italia (2007) e Francia (2008) che hanno correttamente stimato gli effetti sulla salute dell’esposizione a metalli pesanti e diossine provenienti da alcuni inceneritori. Particolarmente significativi risultano gli eccessi nel complesso dei tumori, neoplasie polmonari, linfomi non Odgkin, sarcomi dei tessuti molli e neoplasie infantili. Due recenti studi ben condotti in Italia ed in Francia hanno evidenziato conseguenze particolarmente gravi. In Italia le donne particolarmente esposte almeno 5 anni a metalli pesanti hanno mostrato un aumentato rischio di morte per tutte le cause (SMR = 1.07 – 1.17) e tutti i tumori (SMR = 1.17 – 1.54). In Francia sono emersi aumentati rischi nell’insieme dei tumori incidenti sia nei maschi (SIR = 1.03) sia nelle femmine (SIR = 1.06) esposte a diossine.

 

Molte evidenze scientifiche hanno provato che gli inceneritori di rifiuti hanno comportato aumenti di rischio per cancro ed altre patologie nei soggetti esposti alle loro emissioni. Emergono preoccupazioni sul fatto che i miglioramenti tecnologici degli impianti di nuova generazione non siano in grado di compensare i rischi connessi all’aumento delle loro dimensioni e numerosità sul territorio per la formazione di ingenti quantità di articolato ultrafine non trattenuto dai sistemi di abbattimento.

Per non ripetere i grossolani errori commessi nel passato, riconosciuti con troppo ritardo, riteniamo che vadano immediatamente applicati i principi di prevenzione e di precauzione, privilegiando la riduzione dei rifiuti e promuovendo il riciclo della materia, con impatti sanitari, ambientali ed economici nettamente inferiori rispetto alla combustione dei rifiuti e al conferimento in discarica delle loro ceneri.

Fonte:http://www.italiaterranostra.it/?p=8529

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