Lannes: le diossine regalateci da Emma

 

pubblicata da Mauro Miccolis il giorno sabato 13 novembre 2010 alle ore 21.12

Lannes: le diossine regalateci da Emma

di Maria Pia Telera

Pubblicato il 4 novembre, 2010

Palermo – 12 dicembre 2009- via d’Amelio- G.Lannes, L.Romano (cop.su im.)

Foggia – NESSUNO avrebbe mai pensato di leggere il nome di Manfredonia accanto a quello dell’Us Navy o del Pentagono, uno stile che richiama le spy-story americane, eco di segreti di Stato e di vicende inabissate da accordi internazionali. Gianni Lannes, giornalista e direttore di Italia Terra Nostra, rilascia un’intervista aStato sulle inchieste che hanno contraddistinto il suo coraggioso lavoro di indagini e denunce contro il “potere occulto”. Le varie inchieste rappresentano squarci di luce che hanno oltrepassato le ombre menzognere di attività apparentemente lecite, che col tempo si sono rivelate un grave macigno che pesa ancora sulla parola verità.

Stato: Dalla sua inchiesta risulta che al largo del Gargano, come è noto allo Stato Maggiore della Marina italiana, all’Us Navy ed al Pentagono, ad una profondità variabile tra i 200 e i 400 metri si estende un’immensa discarica di bombe chimiche (fosforo, iprite, fosgene, lewisite) inutilizzate. La vostra ricerca subacquea ha rintracciato centinaia di containers sui fondali di questa area marina, come ben sanno i pescatori di Manfredonia. Questi micidiali ordigni hanno causato la morte l’8 marzo 1998 di Cosimo Troiano (26 anni), a bordo del motopesca “Orca Marina”. I fondali e i litorali del Gargano e delle Isole Tremiti ospitano alcuni relitti abbandonati con le scorie. L’Eni (stabilimento Anic-Enichem di Manfredonia) e la Montedison(stabilimento Saibi a Margherita di Savoia) hanno sversato al largo del promontorio garganico e delle Isole Diomedee migliaia di tonnellate di rifiuti chimici. Quali gli sviluppi?Gianni Lannes: Danni ambientali e sanitari irreversibili, anche di natura genotossica che si riverberano sulle generazioni future. Inquinamento che ha intaccato la catena biologica; infine segreti di Stati e militari.

S.Q.: Manfredonia è una ridente cittadina che convive tra illusioni e progetti che minacciano l’ambiente: il promettente progetto del porto turistico Marina del Gargano, il compromesso contratto d’area, e un passato recente al sapore di arsenico, quale il futuro?GN: Purtroppo, non intravedo a breve e medio termine un futuro basato su una buona qualità della vita. Il belpaese Italia non ha una classe dirigente, figuriamoci a queste latitudini periferiche. Non è mai stata seriamente completata la bonifica dell’area Anic-Enichem. Con i finanziamenti del “Contratto d’area” sono state alimentate speculazioni d’ogni genere. Ad esempio: la lottizzazione edilizia a Mattinata di Eliseo Zanasi, presidente foggiano di Confindustria.

SQ: L’inceneritore della Marcegaglia era destinato inizialmente a Manfredonia, proprio in quel luogo dove sorgeva l’Anic-Enichem. Ora i cambiamenti, quali le conseguenze? Quali i pericoli imminenti per il territorio?GN: Il progetto iniziale prevedeva una “centrale a biomassa” di piccola portata. Poi grazie all’ex sindaco di Manfredonia e ad altri soggetti locali non si è giunti a calpestare impunemente (almeno per il momento) la legge. Voglio proprio specificare: l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute pubblica. Ho comunque una sorpresa per tutti: entro la fine di quest’anno il giornale che ho fondato e dirigo – Italia Terra Nostra – pubblicherà un dossier sul caso. Allora saranno i magistrati europei come è già accaduto in passato ad occuparsi della vicenda. A causa di un’evidente criminalità partitica e della bulimia affaristica, in barba alle leggi attualmente in vigore in Italia e in Europa, su gran parte della Capitanata, vale in a dire nell’aria, nella terra e nel cibo l’inceneritore di rifiuti della Marcegaglia (Eta) depositerà quotidianamente e per tutto l’anno notevoli quantitativi di diossine notoriamente cancerogene, bioaccumulabili e genotossiche (le malformazioni si trasmetteranno sui prossimi nascituri), furani, benzene, nanoparticelle di metalli pesanti.

S.Q. Gli affari intossicati e il ciclo dei rifiuti in Capitanata, quali le emergenze in atto? La Puglia come la Campania?GN: Le cosiddette “emergenze” sono state pianificate a tavolino da un ceto di politicanti senza scrupoli, prima con le discariche a cielo aperto, nonostante già nel 1982 fosse stato promulgato in Italia il Dpr numero 915 che regolamentava la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. E più recentemente con gli inceneritori di scorie, definiti impropriamente anche dall’attuale governatore pro tempore Vendola, “termovalorizzatori” o addirittura “centrali a biomasse”.

SQ: Stato ha condotto una breve inchiesta sulla futura bonifica dell’area Saibi di Margherita di Savoia (Inchiesta Saibi ). La zona è completamente abbandonata, a pochi passi dal centro abitato sono accumulati detriti di precedenti demolizioni, nessun cartello indica il pericolo di sorgenti inquinanti. Alcune fonti parlano anche di amianto, oltre il bromuro, lei ha seguito la vicenda? La bonifica risolverà il problema?GN: La fabbrica della Saibi è stata regalata al comune margheritano dalla Montedison, a causa del grave inquinamento. E’ dal 1990 che si chiacchiera a vanvera di bonifiche e sono stanziati addirittura dei soldi pubblici dalla Regione. Nel frattempo, qualcuno si è per caso ammalato o è deceduto nella zona?

SQ: Casa Sollievo della Sofferenza avrebbe deciso di realizzare una strada statale che porta, inerpicandosi in mezzo ad un suggestivo bosco, al convento delle Clarisse, prima, e a Monte Castellana che consentirà l’accesso alle strutture ospedaliere dalla montagna. L’ampliamento e la costruzione della nuova strada oltre al taglio della montagna con scarpate che supereranno l’altezza di 4- 5 metri, necessita del taglio totale di alcune migliaia di alberi. Queste zone sono state dichiarate dall’Autorità di Bacino “a rischio idrogeologico” ma, a seguito della recente alluvione, sembra che la stessa Autorità voglia inserirle anche in quelle a rischio idraulico. Qual è la sua opinione?GN: Non ho parole. E’ speculazione di stampo mafioso violentare madre natura. Su quella montagna che conosco meglio delle mie tasche dall’età di 10 anni, vegetano microrchidee rarissime ed endemiche. Provino soltanto a tagliare un albero, troveranno molte persone a sbarrare l’ennesimo business.

SQ: La Procura della Repubblica di Trani per la strage del motopeschereccio “Francesco Padre” le ha chiesto una mano per raccogliere indizi importanti. Il fine potrebbe essere quello di inchiodare sul banco degli imputati i militari della Nato e la catena di complici a livello istituzionale, governativo, militare (Stato Maggiore Marina e Difesa) che per 16 anni ha insabbiato il caso. Può commentarci il suo lavoro e le prove raccolte? La verità è ancora lontana?GN: i magistrati della Procura tranese sono stati costretti a riaprire il caso di quella strage dell’Alleanza atlantica (archiviato frettolosamente dai loro colleghi nel 1997), solo a seguito della pubblicazione (14 novembre 2009) del mio libro d’inchiesta “Nato:colpito e affondato”. Le prove, appunto, sono nel libro. Oltretutto, già il 4 novembre 2008 sulle pagine del quotidiano La Stampa avevo pubblicato un’inchiesta sulla strage del “Francesco Padre”. Sulla vicenda incombono segreti internazionali. E’ il potere sotto forma della ragione di Stato, a rendere del tutto impossibile il raggiungimento della verità.

mariapia.telera@statoquotidiano.it

http://www.statoquotidiano.it/04/11/2010/lannes-sullinceneritore-marcegaglia-diossine-cancerogene-per-tutto-lanno/36822/

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