Unberto Bossi : Onorevole?????

pubblicata da Mauro Miccolis il giorno sabato 21 novembre 2009 alle ore 15.21

Umberto Bossi nel 1961, quando si dedicava all’attività di cantante con il nome d’arte di Donato
Dopo aver ottenuto la qualifica di perito tecnico elettronico presso la scuola per corrispondenza Radio Elettra[1], Umberto Bossi iniziò una breve carriera come cantante, con il nome d’arte di Donato.
Accompagnato dall’orchestra di D.U. Mazzucchelli incide un disco 45giri (edizioni Caruso) con le canzoni “Ebbro (boogie woogie)” e “Sconforto (rock-slow)”, dei cui testi è autore.
Nel 1961 Bossi partecipa, insieme al suo complesso, al Festival di Castrocaro:[2] viene però bocciato, ed anche a causa di ciò decide di abbandonare il mondo della musica.

 

Dall’università al primo impegno in politica
Si iscrive quindi all’università nella Facoltà di medicina a Pavia, abbandonando gli studi prima di ottenere la laurea, agli inizi degli anni ottanta a causa del suo interesse per la politica, alla quale si dedica completamente.
La sua prima moglie, Gigliola Guidali, raccontò in un’intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore (dicendole “ciao amore, vado in ospedale”) senza essersi però mai laureato[3][4]. Gli mancavano infatti 11 esami[5].
Il suo impegno politico risaliva agli anni Settanta, dopo l’incontro col federalista Bruno Salvadori, allora guida dell’Union Valdôtaine, movimento autonomista della Valle d’Aosta, deceduto poco tempo dopo a causa di un incidente.
Tuttavia fra il 1974 e 1975 Bossi fu tesserato nella sezione del Partito Comunista Italiano di Verghera, frazione di Samarate, quando per pochi mesi vendette dei quadri per raccogliere fondi a sostegno delle vittime cilene di Augusto Pinochet[6]. In un rapporto della CIA del 12 giugno 2001 si spiega anche che «Bossi è stato attratto dalla politica fin da giovanissimo, partecipando al movimento studentesco di sinistra del 1968. In seguito ha militato in rapida successione: nel gruppo comunista de il manifesto, nel partito di estrema sinistra PdUP, nell’associazione dei lavoratori cattolici di sinistra Arci e nei Verdi»[7].
Nel 1980 Bossi fonda un gruppo che chiama Unione Nord Occidentale Lombarda per l’Autonomia mentre due anni dopo crea assieme ai varesini Roberto Maroni e Giuseppe Leoni la Lega autonomista Lombarda, di cui viene nominato segretario nazionale.
Si presenta alle elezioni politiche del 1983 in alcune circoscrizioni della Lombardia insieme ad altri “leghisti” sotto il simbolo della Lista per Trieste, senza essere eletto (nella circoscrizione Varese-Como-Sondrio ottiene 157 preferenze). Il 12 aprile 1984 fonda la Lega Lombarda, che l’anno dopo alle elezioni amministrative elegge i primi rappresentanti nei comuni di Varese e Gallarate e nella provincia di Varese, e con le elezioni politiche del 1987 viene eletto senatore.
La Lega Nord
Alla fine degli anni ottanta, visto anche il progressivo successo della Lega a livello regionale, porta avanti il suo progetto politico di unire i vari movimenti politici autonomisti dell’Italia settentrionale (Lega Lombarda, Liga Veneta, Arnassita Piemonteisa, Partito del Popolo Trentino-tirolese, Union Ligure, Lega Padana Emilia, Alleanza Toscana), tradottosi quindi nella fondazione dell’Alleanza Nord, divenuta poi Lega Nord, di cui è stato nominato Segretario federale durante una delle adunate di Pontida (BG), chiamate dal partito “Giuramenti” a ricordo del più celebre Giuramento di Pontida tenutosi nel 1167 presso la locale Abbazia di San Giacomo fra le venti città della Lega Lombarda storica.
Nel 1992 esplode Tangentopoli, un evento epocale che vede Bossi inizialmente fra i più convinti sostenitori del pool di magistrati intenti ad indagare sui fenomeni di corruzione. Ma anche il Senatur in persona e la sua Lega vengono coinvolti nel 1993 per una questione legata a un finanziamento illecito di duecento milioni, ricevuti dagli allora dirigenti Montedison.[8] Fino ad allora sostenne la linea del Pool di Mani Pulite, partecipando a manifestazione con MSI, PDS e Verdi, emblematica fu l’agitazione di una corda a forma di cappio alla Camera dei deputati, da parte di Luca Leoni Orsenigo. Il 5 gennaio 1994, al processo Enimont, Bossi ammette il finanziamento illecito tramite una tangente ricevuta dalla Montedison. Viene condannato successivamente in via definitiva dalla Cassazione a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.[9]
È stato eletto senatore nella X legislatura (fatto per il quale ancora oggi è soprannominato, con voce lombarda, il “Senatur”) e nominato Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione nel II governo Berlusconi; ha ricoperto per quattro volte la carica di deputato nel parlamento italiano (XI, XII, XIII e XIV legislatura) e per altrettante quella di parlamentare europeo.
L’Alleanza con Forza Italia
Nello stesso anno crea al Nord con Forza Italia (partito politico fondato nel 1994 dall’imprenditore milanese Silvio Berlusconi) la coalizione elettorale denominata Polo delle Libertà, che assieme ad Alleanza Nazionale vince le elezioni e governa il paese sino al 22 dicembre 1994. In quell’occasione Bossi stacca il suo partito dalla coalizione votando la mozione di sfiducia contro il primo governo Berlusconi (attuando il cosiddetto ribaltone).
A questa azione segue una dura presa di posizione contro l’ex capo del governo Silvio Berlusconi, che dalle pagine della Padania, viene più volte accusato di collusione con la mafia: «La Fininvest è nata da Cosa Nostra», in un articolo pubblicato sull’organo ufficiale della Lega Nord il 27 ottobre del 1998.
La fase secessionista
Il 15 settembre 1996, forte del consenso elettorale ottenuto dalla Lega pari al 10,8% a livello nazionale (30% in Veneto, 25% in Lombardia, 20% in Piemonte), radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell’Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po, partendo dalla sua sorgente in Piemonte ed arrivando a Venezia, in Riva degli Schiavoni, dove dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col Sole delle Alpi verde in campo bianco, e proclama provocatoriamente l’indipendenza della Repubblica Federale della Padania leggendo una dichiarazione che affermava «Noi Popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una Repubblica federale, indipendente e sovrana…»[10].
Nello stesso periodo crea un’assise politica a Mantova denominata Parlamento del Nord (e successivamente Parlamento della Padania) e l’anno successivo porta oltre 6 milioni di persone (cifra dichiarata da organi leghisti) a votare sotto i gazebo per il primo Governo della Padania.
Durante questa fase, ritenendo opportuno dar voce e spazio alla cultura padana, fonda alcuni mezzi di comunicazione, come il quotidiano La Padania, Radio Padania e TelePadania. Attualmente ricopre l’incarico di direttore politico del quotidiano.
All’opposizione durante il governo di centro-sinistra (Prodi 1996-98; D’Alema I e bis 1998-2000 e Amato 2000-2001), riallaccia i rapporti col Polo di centro-destra in occasione delle elezioni regionali del 2000, costituendo l’anno successivo una nuova coalizione chiamata Casa delle Libertà, vittoriosa alle elezioni del 13 maggio (nella parte proporzionale passa però dal 10% al 3,9%). Dal 2001 al 2004 ricopre l’incarico di Ministro per le Riforme e alla Devolution.
La malattia e il rientro in politica
Umberto Bossi (al centro) nel 2005 al rientro dopo la malattia, parla a un incontro del Movimento Giovani Padani con lui Giancarlo Giorgetti e Rosi Mauro
La mattina dell’11 marzo 2004 è ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale; la riabilitazione lo ha costretto ad una lunga degenza ospedaliera in Svizzera e ad una faticosa convalescenza, poi conseguentemente a una lunga interruzione dell’attività politica.
Nonostante le condizioni di salute (la malattia gli ha lasciato un braccio indebolito, difficoltà a camminare e parlare da cui si è successivamente ripreso, anche se non completamente) è candidato come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Per il seggio di Strasburgo ha lasciato la carica di deputato italiano.
Lo si rivedrà solo il 19 settembre nella sua casa a Gemonio[11] e tornerà in pubblico gradualmente prima partecipando il 28 febbraio 2005 nella sede della Lega in via Bellerio a Milano all’inaugurazione dell’asilo nido interno[12], poi il 6 marzo tiene il suo primo comizio dopo l’ictus nella casa dell’esilio di Carlo Cattaneo a Castagnola[13], quindi il 19 giugno 2005 è in uno dei tradizionali raduni di Pontida[14][15], ma solo dal 15 novembre ritornerà a far politica a Roma ripresentandosi al Senato[16][17].
Alla manifestazione di Castagnola (che ha fatto discutere nell’ambiente ticinese[senza fonte]) prende parte anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (legato a Bossi da un patto di leale collaborazione chiamato dai media «asse del Nord»), il ministro Roberto Calderoli, il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, il Ministro del Lavoro e politiche sociali Roberto Maroni e una delegazione della Lega dei Ticinesi, movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico guidato dall’imprenditore luganese Giuliano Bignasca[18]. Bossi parlerà tre volte per un totale di 15 minuti[19]. Alla fine del comizio un gruppo di militanti leghisti venuti in trasferta per sentire il senatùr ha iniziato a cantare: “E noi siamo padani, abbiamo un sogno nel cuore: bruciare il tricolore” registrato dalla radio svizzera[senza fonte].
Nella primavera 2006, in occasione delle elezioni politiche, interviene personalmente a comizi e incontri pubblici a sostegno dei candidati leghisti al Parlamento e alle successive elezioni amministrative. Eletto deputato quale capolista della Lega Nord Padania-Movimento per l’Autonomia, rifiuta il posto per rimanere al Parlamento europeo.
Procedimenti giudiziari
Il 5 gennaio 1994, al processo ENIMONT Umberto Bossi ha riconosciuto la colpevolezza dell’amministratore del movimento Alessandro Patelli relativamente ad un finanziamento illecito ricevuto dallo stesso da parte di Carlo Sama della Montedison. Dopo aver restituito integralmente la somma di 200 milioni di lire, raccolta dagli stessi militanti leghisti, e dopo l’allontanamento dal partito di Patelli, è stato condannato con sentenza definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.
Bossi è stato in seguito condannato per il reato di vilipendio alla bandiera italiana per averla in più occasioni, il 26 luglio e il 14 settembre 1997, pubblicamente offesa usando, nella prima occasione la frase “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”, nel secondo caso, rivolto ad una signora che esponeva il tricolore, “Il tricolore lo metta al cesso, signora”, nonché di aver chiosato “Ho ordinato un camion di carta igienica tricolore personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore”.
Per la prima affermazione, Bossi è stato condannato il 23 maggio 2001 ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena; il 15 giugno 2007 la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa, lo ha condannato in via definitiva. Per il secondo evento si è ricorso alla Camera, nel gennaio 2002, che non ha concesso l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bossi (allora ministro delle Riforme) per l’accusa di vilipendio alla bandiera, ma la Consulta ha annullato la delibera di insindacabilità parlamentare, nella sentenza 249 del 28 giugno 2006.
All’inizio del 2006 la pena prevista per il reato di opinione è stata modificata, dall’originaria detentiva (che prevedeva fino a tre anni di reclusione), ad una pecuniaria (multa fino al massimo di 5000 euro). Bossi ha chiesto poi che anche la multa gli venisse tolta, in quanto europarlamentare, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso confermando la condanna a pagare 3000 euro di multa.
Vita privata
Dalla prima moglie Gigliola Guidali, sposata nel 1975, ha avuto il primogenito Riccardo. È attualmente sposato con Manuela Marrone, cofondatrice della Lega Lombarda, dalla quale ha avuto tre figli: Eridano Sirio, Roberto Libertà e Renzo.
Il fratello Franco Bossi ha lavorato dal 2004 al 2009 come assistente parlamentare dell’eurodeputato leghista Matteo Salvini[22].
Riccardo Bossi (1981) è stato ugualmente dal 2004 al 2009 assistente parlamentare dell’eurodeputato leghista Francesco Speroni[22].
Renzo Bossi (1988) a gennaio 2009 è stato nominato membro dell’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo, organismo tutto composto da leghisti[23][24]. La nomina ha attirato accuse di nepotismo[25]
In agosto Renzo Bossi è stato criticato, assieme a Roberto Cota e al padre Umberto, per essersi iscritto come amico al profilo di Facebook Lega Nord Mirano in cui compariva un falso manifesto della Lega Nord dove vi era scritto “legittimo torturare i clandestini”[26][27]
In settembre Renzo Bossi è stato denunciato dall’Arci per aver messo online sempre su Facebook il gioco “rimbalza il clandestino”[28].
Note :nelle note di wikipedia trovate tutte le fonti
http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Bossi

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