Vendola: “Smaltiremo 50mila tonnellate di rifiuti campani”

 

pubblicata da Mauro Miccolis il giorno domenica 28 novembre 2010 alle ore 11.42

VENDOLA: “Se Napoli piange. La Puglia piange. Intendo fare la mia parte. Nelle prossime ore smaltirò 50mila tonnellate di rifiuti campani”. A dirlo è il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il primo a rispondere all’appello lanciato dal governo.E intanto il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, ha convocato per lunedì prossimo, 29 novembre, il tavolo delle Regioni per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania. La decisione è giunta al termine della riunione del Consiglio dei Ministri, che ha condiviso all’unanimità la richiesta delle stesse Regioni di offrire il proprio contributo.

http://www.antennasud.com/sezioni/news/cronaca/vendola-smaltiremo-50mila-tonnellate-di-rifiuti-campani/

Ma cosa significa smaltire 50 mila tonnellate di rifiuti? Di cui il 20% contabilizzati come “tossici e pericolosi” (ovviamente nessun organo d’informazione lo specifica) con la compiacenza e il silenzio delle forze politiche di opposizione (PDL e UDC) che devono “obbedire” a FITTO & COMPARI.

Occorre osservare che la quantità immessa nell’ambiente di un dato inquinante non dipende solo dalla sua concentrazione nei fumi, ma anche dal volume dei medesimi immesso in atmosfera (come è noto occorre moltiplicare la concentrazione per il volume per ottenere la massa di polveri e altri micro e macroinquinanti rilasciati) e tale volume si aggira, in relazione alle tipologie di impianto e alle modalità di regolazione e conduzione, tra 5.800 e 6.500 m³ per tonnellata di rifiuto trattata negli inceneritori dedicati e si può stimare un volume d’aria molto più grande per i forni da cemento, anche qui dedotto da considerazioni impiantistiche o più qualitativamente dalla necessità di temperature superiori (fino a 1500°C) rispetto a quelle già elevate dei forni dedicati che rispettano la legge (almeno 850°C per ridurre la formazione di diossine).

QUESTO SIGNIFICA circa 325 MILIONI DI METRI CUBI DI FUMI TOSSICI

‎50 MILA TONNELLATE DI RIFIUTI GENERANO 325 MILIONI DI METRI CUBI DI FUMI INQUINANTI

Una verifica del dato si può ottenere dai dati di emissione contenuti “Dichiarazione ambientale AMSA – Inceneritore Silla 2 di Milano”, reperibile sul web all’indirizzo http://www.amsa.mi.it/Contenuti/PDF/DICHIARAZIONE_AMBIENTALE_Silla2_%20230507.pdf ricavando preventivamente i volumi d’aria e ripetendo il calcolo su più inquinanti per controllo. In alternativa e per ulteriore sicurezza il documento “L’incinération des déchets en Île-de-France : Considérations environnementales et sanitaires”

http://www.iaurif.org/fr/savoirfaire/etudesenligne/incineration_dechets/incineration_dechets.pdf 

riporta direttamente il dato di 5.800 metri cubi per tonnellata.

Ora alla luce dei calcoli sopra, mi sorgono molte domande, come e quando Vendola ha intenzione di spargere questi veleni nell’ambiente pugliese? In quanto tempo? In quali inceneritori? In quali ore della giornata? Le norme ambientali consentono di aggiungere questi veleni all’aria pugliese già satura di veleni? Qui si parla di 325 milioni di metri cubi.

Ambiente già martoriato dai fumi della ILVA di Taranto e da quelli della centrale elettrica a carbone di Cerano (BR).

Cerano :

La centrale Termo Elettrica di Cerano, entrata in funzione nel 1990, con una potenza complessiva di 2640 MW, si trova a 12 km da Brindisi, occupa un imponente spazio di 270 ettari, comprende 4 gruppi elettrogeni alternatori, della potenza di 660 MW ciascuno, 60 GW di corrente elettrica prodotta al giorno, un modesto camino di 200 metri. E’ collegata tramite quattro elettrodotti, da 380 KW, alla stazione elettrica di Tuturano, da cui si snodano le linee nazionali.

Da sola riesce a produrre 1/3 di tutto il biossido di carbonio immesso in atmosfera dall’intera economia nazionale, oltre 890 milioni di tonnellate, per anno, di emissioni totali di anidrite carbonica.

Stiamo parlando della centrale termoelettrica a carbone più grande d’Europa, ed anche la più inquinante del mondo.

ILVA:

Per Legambiente, è necessario che Ilva «metta immediatamente in campo tutti gli interventi» per abbattere le emissioni del benzopirene, «il pericolosissimo inquinante `graziato dal decreto legislativo del 13 agosto scorso che posticipa al 31 dicembre 2012 (dal 1999!) il raggiungimento dell’obiettivo di 1 nanogrammo per metro cubo, anche alla luce della media di benzopirene in atmosfera rilevata nei primi 5 mesi del 2010 che aveva superato i 3 nanogrammi per metro cubo. Decreto  che ha esautorato le Regioni dei loro poteri in materia e ha stabilito che le spese per l’adeguamento degli impianti industriali ai fini dell’abbattimento delle loro emissioni di benzopirene non debbano essere eccessivamente gravose condizionando, di fatto, gli interventi antinquinamento e, di conseguenza, la salute dei cittadini a mere ragioni di denaro».

Il benzopirene è un idrocarburo policiclico aromatico ritenuto altamente cancerogeno.

Ma soprattutto dopo che i soliti noti si sono divorati 400 milioni di euro per l’emergenza campana, la puglia cosa ci guadagna? Ammesso che ci sia un ritorno? Chi ci guadagna? Oppure a noi pugliesi aspetta solo veleno e morte?

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