NO AL RIGASSIFICATORE DI BRINDISI – NO A LNG

Rigassificatore

La Notizia:

BRINDISI (3 dicembre) – Rigassificatore, avanti tutta. La Brindisi Lng ha confermando la volontà di portare avanti lo «sviluppo dell’attività progettuale del terminale di rigassificazione di Capobianco e l’attività parallela per ottenere tutti gli atti e le
autorizzazioni necessarie allo sviluppo, costruzione ed esercizio del Terminale».
L’annuncio è stato dato nel corso di un incontro con i sindacati tenuto nella sede di Confindustria Brindisi. Nella riunione, la Lng ha anche dichiarato di volere, «in un’ottica di una graduale stabilizzazione dei livelli occupazionali del sito brindisino, trasformare undici contratti a tempo determinato in altrettanti contratti a tempo indeterminato, a partire da gennaio 2011».
I dettagli sull’incontro sono riferiti in una nota congiunta Confindustria-sindacati. «Le organizzazioni sindacali, dopo ampia ed articolata discussione – riferisce la nota – hanno preso atto favorevolmente della decisione di trasformare detti contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, restando in attesa di ulteriori sviluppi sull’attività». Inoltre, nella nota è precisato anche che «l’azienda si è resa disponibile a individuare percorsi formativi utili alla predisposizione di figure professionali impiegabili per future necessità occupazionali, confermando gli accordi precedentemente sottoscritti presso Confindustria Brindisi».
All’incontro erano presenti rappresentanti di Femca-Cisl, Filctem-Cgil, Uilcem-Uil, Ugl-Chimici, Cisl, Uil, Ugl, la Lng e Confidustria.

http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=129287

Cosa è un Rigassificatore

Un rigassificatore, sostanzialmente altro non fa che riportare un gas dallo stato fluido a quello aeriforme, per poterlo distribuire attraverso gasdotti: la trasformazione in liquido avviene con l’abbassamento della temperatura per ottimizzarne il trasporto in navi cisterne, ma il processo inverso compiuto dal rigassificatore richiede un controllo di temperatura operato con un circuito di regolazione che funziona ad acqua di mare.
Peccato però che il rilascio di acqua fredda a una temperatura di 5-7 gradi inferiore a quella del mare crea enormi danni alle biocenosi che vi abitano, dal microplancton a tutto l’ecosistema marino interessato.

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L’acqua fredda, che tende ad affondare, potrebbe non miscelarsi così rapidamente come si è pensato nella valutazione di impatto ambientale, ciò porterebbe ad un’alterazione delle caratteristiche chimico-fisiche dall’ambiente quindi a una graduale scomparsa degli organismi.

Pensiamo alla Posidonia oceanica, è una pianta stenoterma, cioè non sopporta variazioni anche minime di temperatura, quindi gli scarichi dell’impianto la distruggerebbero direttamente; oppure la delicata fase di reclutamento degli stock ittici (cioè lo sviluppo delle larve e la fecondazione stessa dei pesci di interesse commerciale) rischierebbe di venire seriamente danneggiata con relativi danni all’economia costiera.

A tutti questi danni, si aggiungono anche problemi di altra natura: i ricercatori dell’ICRAM, e Greenpeace stessa che si è interessata al problema del rigassificatore di Livorno, sono preoccupati anche per lo scarico di ipoclorito di sodio, usato in quantità incognite per il mantenimento degli scambiatori del circuito ad acqua di mare, che può avere ripercussioni ben più disastrose dell’acqua raffreddata a causa della reazione chimica che produrrebbe organoclorurati e altre sostanze altamente inquinanti.

Ultimo ma non meno importante è il problema delle emissioni sonore, dato che il rumore che potrebbe prodursi dagli impianti disturberebbe i cetacei e tutta la fauna ittica, tenendo presente che la costa labronica è all’interno del santuario dei cetacei.

Insomma, la questione è più complicata di quanto si voglia far sembrare, e sarà il caso di valutare, stavolta in modo serio, se vale davvero la pena mettere a rischio quel tratto di costa per alleviare i problemi energetici del paese.

http://www.ecoblog.it/post/3018/effetti-dei-rigassificatori-sullecosistema-marino

Inoltre I rigassificatori emettono in atmosfera sostanze contaminanti. Secondo uno studio dell’EPA Americano “le caratteristiche chimiche del metano e le interazioni con l’atmosfera concorrono in modo significativo all’effetto serra”. Il metano incombusto produce, a parità di peso, un effetto serra circa 21 volte maggiore di quello prodotto dal biossido di carbonio.

L’impianto di Panigaglia alle dimensioni attuali immette in atmosfera 174,3 tonnellate annue di NOx (sigla generica che identifica collettivamente tutti gli ossidi di azoto e le loro miscele). Alle emissioni convogliate vanno aggiunte quelle fuggitive di gas e/o liquido leggero da valvole, pompe, compressori, etc., stimate in 52,41 t/anno.

Sempre nell’impianto di Panigaglia il sistema di raffreddamento è costituito da un circuito chiuso di acqua dolce che raffredda le apparecchiature di impianto e da un circuito aperto ad acqua di mare che raffredda l’acqua del circuito chiuso. Viene utilizzato un biocida composto da cloro e ammoniaca. L’acqua viene resa al mare clorata e con un incremento termico massimo di 8° (medio di 4,8° C).

I pericoli

Siamo venuti a conoscenza di un film d’inchiesta prodotto da due avvocati americani. Il film denuncia i pericoli del GNL (il Gas Naturale Liquefatto). I due avvocati sono stati pubblicamente ringraziati dalla città di Oxnard di 157.000 abitanti per avere evitato che fosse realizzato un terminal off-shore per il GNL davanti alla costa.
Intanto lo studio di un comitato scientifico a Livorno ha stabilito che se un impianto simile ai nostri dovesse mai esplodere svilupperebbe un’energia pari a 50 ordigni atomici e distruggerebbe ogni cosa nel raggio di 55 Km . ( dal Corriere della Sera 30 marzo 06 )
Il peggiore incidente previsto nella valutazione di impatto ambientale di Oxnard
Siamo venuti a sapere che il Rapporto della Commissione Energetica della California del Luglio 2003 (allegato 4) afferma che Il Consiglio Comunale di Oxnard (157.000 abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente. I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70.000 morti se un incidente di GNL fosse accaduto. Nessuno dei rischi considerati includeva atti di sabotaggio o terrorismo. Lo studio, basato sull’ipotesi di una collisione con una gasiera di GNL a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori, afferma che la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 30 miglia ( 55 chilometri ) distruggendo tutto nel suo cammino.
I pericoli elencati in uno studio per il Pentagono
Siamo venuti a sapere che uno studio preparato per il Pentagono nel 1982  afferma che è probabile che se il 9 % del carico di GNL di una nave cisterna fuoriuscisse sull’acqua. Si trasformerebbe in una nube o un pennacchio e si disperderebbe lungo la superficie fino a incontrare una fonte di accensione. Tale nube potrebbe in dieci/venti minuti allungarsi sottovento almeno tre miglia. Alla fine potrebbe arrivare più lontano, dalle sei fino alle dodici miglia. Come un palla di fuoco potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio, ed il suo calore radiante potrebbe causare ustioni di terzo grado e dar vita a incendi fino a uno/due miglia di distanza dalla nube. Una palla di fuoco di GNL diffondendosi in una città può causare un’enorme quantità di incendi ed esplosioni in una vasta area. Al momento o nel prossimo futuro non c?è modo di combattere un grande incendio di GNL.
Il pericolo delle nubi di gas
Siamo venuti a sapere che la Procedura di Emergenza per il GNL della Capitaneria di porto di Savannah (Georgia), dove è situato uno dei quattro impianti di GNL attualmente negli USA, indica che le AZIONI INIZIALI DA EFFETTUARE IN CASO DI PEGGIOR SCENARIO DI FUORIUSCITA DI GNL sono le seguenti: Ordinare l’immediata evacuazione di tutto il personale della Guardia Costiera Americana dall’area interessata.
Siamo venuti a sapere che il GNL non è infiammabile quando è nel suo stato liquido dentro il suo contenitore, ma una volta fuoriuscito, rapidamente si diffonde in forma di nubi di gas.
Siamo venuti a sapere che il gas, quando si mescola in percentuali dal 5% al 15% con l’ossigeno, diviene altamente volatile e infiammabile.
La potenza di un’esplosione di gas equivale a quella dell’energia nucleare
Siamo venuti a sapere che, secondo lo studio preparato per il Pentagono nel 1982, l’energia sprigionata da una gasiera con un serbatoio di 125000 metricubi sarebbe equivalente a 55 bombe di Hiroshima prive di radiazioni.
Siamo venuti a sapere che Science and Environmental Policy Project afferma che L’esplosione di una gasiera di GNL è simile ad un’esplosione nucleare.

( vedi www.LNGdanger.com )

Il gas può infiammarsi ed esplodere spontaneamente
Siamo venuti a sapere che alcuni filmati del US Bureau of Mines del 1969 e del 1972 mostrano che il GNL, in caso di perdita, si diffonde senza alzarsi, che il GNL può prendere fuoco spontaneamente e che il GNL può esplodere spontaneamente.
Siamo venuti a sapere che tutti gli idrocarburi hanno una piccola finestra di infiammabilità, però, tra tutti gli idrocarburi, inclusi quelli noti come la benzina verde, il carburante per i jet, il propano e il butano, il GNL, che è metano, ha la finestra di infiammabilità più larga con la maggiore probabilità di combustione.
Il pericolo degli incidenti
Siamo venuti a conoscenza dei seguenti incidenti catastrofici (la maggior parte avvenuta dopo la conclusione degli studi alla base della Valutazione di Impatto Ambientale):
– 20 ottobre 1944 – esplode l’impianto GNL di Cleveland (Ohio, USA): 131 morti – 225 feriti – 79 case distrutte – 2 fabbriche – 217 auto – 680 senzatetto;
– 20 gennaio 2004 – a Skikda in Algeria esplode impianto GNL: 27 morti – 74 feriti (il città si salva per il vento);
– 31 luglio 2004 – in Belgio esplode un gasdotto di GNL: 15 morti – 200 feriti;
– 30 agosto 2005 – in Nigeria esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi.
Siamo venuti a sapere che il The Norway Post, il 20 settembre 2004, titolava Gasiera di GNL in avaria a nord di Bergen – ora rimorchiata e si legge I motori della nave si erano fermati e con il cattivo tempo le ancore erano inutilizzabili. Comunque, due rimorchiatori erano riusciti a trainarla a circa 27 metri dalle rocce… intanto ci si preparava alla evacuazione degli 800 abitanti dell’isola di Fedje, per paura che la gasiera potesse esplodere se si fosse arenata sugli scogli.
Siamo venuti a sapere che sul sito CNN.com , il 15 novembre 2002, si leggeva ?Un sottomarino nucleare si scontra con una gasiera e poi A Barcellona (Spagna) la gasiera di GNL Norman Lady ha avuto una collisione nel Mediterraneo occidentale con il sottomarino USS Oklahoma City. Fortunatamente la gasiera aveva già scaricato il suo pericoloso carico. Si sono verificati solo pochi danni al periscopio.
La vulnerabilità agli attacchi terroristici
Siamo venuti a sapere che dagli atti del Congresso degli Stati Uniti del 21 Aprile 2005, Markey, membro del Congresso e membro anziano del Comitato di sicurezza interna, ha affermato che gli impianti di GNL sono tra gli obiettivi più attraenti per i terroristi.
Siamo venuti a sapere che The Providence Journal, il 21 settembre 2004, titolava Un dirigente della Lloyd paragona un attacco al GNL ad un esplosione nucleare e si legge che un dirigente dell’Assicurazione Lloyd di Londra, Peter Levene, ha affermato che:  Anche le gasiere, sia in mare che nei porti, costituiscono evidenti bersagli. Levene ha anche detto che gli specialisti riconoscono che un attacco terroristico ad una gasiera di GNL potrebbe avere la forza di una piccola esplosione nucleare.
Siamo venuti a sapere che, secondo i risultati di test eseguiti sulle armi da fuoco dall’ufficio governativo statunitense di contabilità delle armi di piccolo taglio, armi non militari sono in grado di rompere i contenitori di GNL. Quindi, se un gruppo terrorista requisisse una nave metaniera carica di GNL, sarebbe un affare molto pericoloso provare a arrestarlo senza rompere contenitori, valvole o condutture. Secondo Brittle Power, strategia energetica per la sicurezza nazionale, un atto di sabotaggio a bordo sarebbe assai semplice se diretto verso la manipolazione delle valvole che potrebbero portare alla rottura dei contenitori di GNL per sovrapressione e a un conseguente notevole versamento del GNL criogenico sullo scafo di acciaio che ne verrebbe, probabilmente, frantumato.
Siamo venuti a sapere che Richard Clarke, ex capo del controterrorismo USA, afferma che Ci siamo anche resi conto che l’esplosione di una delle grandi gasiere nel porto spazzerebbe via il centro di Boston.  Ricordiamo l’attentato targato Settembre Nero avvenuto ai depositi SIOT nel 1972.
La inaffidabilità degli studi sulla sicurezza
Siamo venuti a sapere che secondo quanto risulta da uno studio sulla sicurezza del GNL le gasiere sono ritenute relativamente sicure perché sono a doppio scafo, che però meno di un anno dopo questo studio una piccola imbarcazione da turismo ha speronato il doppio scafo di una petroliera francese nell’ottobre del 2002, la Limburg , causando un enorme incendio.
Siamo venuti a sapere che nel Rapporto Sandia, Guida alla analisi dei rischi ed ai problemi di sicurezza conseguenti ad una grande fuoriuscita sull’acqua di GNL Gas Naturale Liquido, stampato nel dicembre 2004, si afferma che …le dinamiche e le conseguenze di una fuoriuscita (di GNL, ndt) e i pericoli di un tale incidente non sono ancora completamente conosciuti, La mancanza di informazioni sperimentali su larga scala, costringe gli studiosi a porre molte ipotesi e semplificazioni.
Da quest’ultimo documento siamo venuti a sapere che è impossibile tentare di colmare alcuni di questi vuoti dovuti alle limitazioni sperimentali e di calcolo è evidente che la mancanza di dati disponibili su larga scala riguardo a perdite (di gas) non permette di mettere a punto modelli previsionali affidabili.
Siamo venuti a sapere che pur considerando le suddette limitazioni il rapporto afferma: una gasiera di LNG danneggiata da un buco di 5 metriquadri ed una fuoriuscita della durata di 8 minuti causerebbero una nuvola di vapore infiammabile che si diffonderebbe e si estenderebbe per più di 2 miglia , questo dovrebbe essere convalidato da una sperimentazione concreta e reale.
Siamo venuti a sapere che il Rapporto CRS  per il Congresso USA, Gennaio 2004, afferma che la maggior parte delle analisi del rischio di incidenti riguardanti gli impianti o la movimentazione di GNL dipende dai modelli computerizzati di simulazione utilizzati per calcolare gli effetti di un possibile incidente. […] Ma i modelli sul GNL sono estremamente complessi e intrinsecamente imprecisi, in quanto basati su calcoli ed ipotesi riguardo alle quali studiosi imparziali potrebbero trovarsi legittimamente in disaccordo. Anche minime differenze presenti in un modello sul GNL potrebbero far giungere a conclusioni significativamente differenti.
Il rischio è alto anche con la moderna tecnologia
Siamo venuti a sapere che l’impianto di GNL esploso a Skikda in Algeria nel 2004 è stato modernizzato nel 1999 ed era dotato di tutte le più recenti tecnologie di sicurezza. L’esplosione del terminale GNL algerino è stata così violenta che il boato è stato sentito a diverse miglia di distanza. La violenta esplosione algerina ruppe tutti i vetri di un distante complesso condominiale e lo avvolse in una nuvola di fuoco.
Siamo venuti a sapere che dal Mobile Register del 14 aprile 2004 si legge ?Un nuovo rapporto dà nuove informazioni sull’esplosione di GNL a Skikda in Algeria e I primi rapporti dicevano che l’esplosione era causata da un malfunzionamento di una caldaia. Però le conclusioni finali indicano che è stata una grossa perdita da un tubo, che ha formato una nube di gas altamente infiammabile e esplosivo che è rimasta sospesa sopra l?impianto.?.
Terminale off-shore: progetti “cavia”, mai sperimentati
Siamo venuti a sapere che i progetti off-shore sono progetti sperimentali e Gordon Shearer, Direttore generale della Weaver’s Cove Energy, ha recentemente ammesso: Non ho mai sentito parlare di un impianto off-shore di GNL; è una tecnologia che è in via di sviluppo, ma non è stata sufficientemente sperimentata, provata e non è esistente al momento.La FERC recentemente ha detto: La tecnologia per il trasferimento del GNL in condizioni atmosferiche più avverse nel caso di un terminal offshore non è stata verificata. Il livello odierno di conoscenza e la limitata esperienza operativa non sono sufficienti per giustificare l?interesse per questa nuova tecnologia off-shore..
Impatto su turismo e industria della pesca
Siamo venuti a sapere che per Guardia Costiera degli Stati Uniti sulla costa U.S.A. nessuna imbarcazione può navigare entro 1 miglio avanti, 2 miglia dietro o 1/2 miglio su ciascun lato di una nave gasiera. E’ probabile che la zona di esclusione della guardia costiera americana non riesca a fermare potenziali terroristi, ma sicuramente interferisce pesantemente con le nostre industrie del turismo e della pesca.
L’impatto ambientale
Siamo venuti a sapere che in base ad un rapporto dell’EPA Americano ( “Le caratteristiche chimiche del metano e le interazioni con l’atmosfera concorrono in modo significativo all’effetto serra. Il metano (incombusto) produce, a parità di peso, un effetto serra circa 21 volte maggiore di quello prodotto dal biossido di carbonio (CO2).
Siamo venuti a sapere che secondo studi accreditati (Doyle, Energy geopolitics, Scientific American, 2004) il trasferimento del gas naturale via mare con metaniere a -161° è un processo che richiede molta energia e implica una gestione costosa e complessa.
Siamo venuti a sapere che ogni gasiera di GNL consuma 100 tonnellate di carburante al giorno. Ogni gasiera di GNL produce emissioni più nocive di quelle provenienti dalle centrali termiche attualmente in uso.
Incidenti ai gasdotti
Siamo venuti a sapere dal Washington Post del 7 luglio 2005 che uno studio sponsorizzato dall’azienda, avviato dopo l’esplosione di una casa nel marzo del 2005, ha scoperto che le piccolissime variazioni della struttura del molecolare del gas naturale liquido importato, che l’Azienda ha iniziato a usare nell’agosto del 2003, provocavano essiccazione delle tenute di gomma di vecchi raccordi di metallo che collegano le varie sezioni delle condutture. Il dirigente della contea di Prince George, Jack Johnson ha dichiarato, che era allarmato del fatto che l’industria del gas era a conoscenza fin dal 1992 che modifiche nella composizione del gas potevano provocare fughe di gas dai raccordi.
Per quanto sopra, chiediamo ai Sindaci di valutare fino in fondo, quali responsabili della salute dei cittadini, i rischi per la sicurezza della popolazione alla luce dei nuovi eventi e notizie successivi alle valutazioni d’impatto ambientale o comunque fino a oggi non emersi.
Chiediamo di considerare con la massima attenzione le questioni esposte, tenuto anche conto che le valutazioni tecniche effettuate fino ad oggi si sono basate su perizie di parte presentate e finanziate dalle società proponenti i due progetti. La sicurezza dei cittadini non può essere affidata alle valutazioni di perizie di parte.
Chiediamo di verificare le questioni esposte mediante accurate indagini affidate a studiosi, italiani e stranieri, di indiscussa capacità e autorevolezza.

http://lists.peacelink.it/news/2006/06/msg00034.html

Chi Paga i rigassificatori?

Partiamo da chi paga questi impianti ?
I costi di costruzione dei rigassificatori sono notevoli, valutati dai 300 ai 500 milioni di
euro. Il rischio dell’investimento è evidentemente elevato, ma pochi sanno che per
incentivare la costruzione di questi gingilli lo Stato italiano è intervenuto garantendo la
copertura di gran parte dei costi. Insomma, grazie alla delibera 178 emanata
dall’Autorità per l’energia nell’estate 2005 “per aiutare la competizione”, lo Stato
italiano ha incentivato la costruzione di rigassificatori azzerando di fatto il
“rischio di impresa” per le società che vogliono entrare nel business del GNL
.
All’interno di questa delibera l’Autorità per l’energia ha infatti inserito (articolo 13,
comma 2) un “fattore di garanzia che assicura anche in caso di mancato utilizzo
dell’impianto la copertura di una quota pari all’80% dei ricavi di riferimento” per i costi
fissi del terminale, che a loro volta costituiscono circa il 95% dei costi dell’impianto.
Così, se le società che gestiscono il terminale non riusciranno ad avere il GNL, cosa
che (come abbiamo visto) è molto probabile dato che l’offerta è molto minore della
domanda, interviene lo Stato italiano prelevando i soldi dalle bollette dei consumatori
finali, cioè dai cittadini. A queste condizioni le banche sono prontissime a
finanziare tutti i progetti, che infatti proliferano lungo tutte le lunghissime
italiche coste e attirano “investitori” italiani ed esteri in gran numero. Tanto paga
Pantalone Le tariffe gonfiate.

Ma non è finita. Al servizio di rigassificazione si applicano le tariffe fissate dall’Autorità
dell’energia. Per esempio, l’impianto di Panigaglia, l’unico attualmente esistente in
Italia, immette in rete gas al costo di 0,3 centesimi di euro al metro cubo. Ma questo
non potrà essere il prezzo del gas dei rigassificatori di nuova costruzione; dovendo
coprire anche l’ammortamento dei costi di costruzione, esso dovrà arrivare a 1,3 / 2
centesimi di euro al metro cubo. Il gas dei nuovi rigassificatori sarebbe così fuori
mercato se non intervenisse ancora lo Stato italiano che, grazie alla citata
delibera dell’Autorità per l’energia, si accollerà, per meglio dire scaricherà sui
cittadini attraverso le bollette, le differenze di costo. Tanto paga Pantalone.
Lo sperpero del gas
Ma non basta. La filiera del GNL è un colabrodo, nel senso che solo l’85% del gas
estratto nei paesi produttori arriva ai consumatori finali. Questo perché, mediamente, il
12% viene consumato negli impianti di liquefazione (pensate: più di un decimo
dell’intero quantitativo), il 2% viene usato dai rigassificatori per riscaldare e far passare
il gas allo stato aeriforme e l’1% utilizzato dalle metaniere in giro per il mondo.

http://adria.blogolandia.it/2008/02/25/vita-morte-e-miracoli-dei-rigassificatori/

Il diritto dei cittadini a partecipare al processo decisionale

I progetti di rigassificatori non sono stati discussi con la popolazione nonostante la legge 108 del 2001 recepisca la Convenzione di Århus. Tale Convenzione, sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, è stata firmata dalla Comunità Europea e dai suoi membri nel 1998, in vigore dal 30 ottobre 2001 e approvata a nome della Comunità con Decisione 2005/370/CE in data 17 febbraio 2005.

Questa Convenzione intende contribuire a salvaguardare il diritto di ogni individuo, delle generazioni attuali e di quelle future, di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere e detta precise disposizioni sull’accesso del pubblico alle informazioni in materia ambientale e sulla sua partecipazione alle decisioni in materia ambientale.

Anche l’articolo 23 della Legge Seveso 2 sulle industrie a rischio di incidente rilevante prevede espressamente la partecipazione della “società civile qualora si ravvisi la necessità di comporre conflitti in ordine alla costruzione di nuovi stabilimenti”.

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