In Puglia ti avveleno con solo tre inceneritori

di Mauro Miccolis

Tre “Termovalorizzatori” oltre non si potrà andare in Puglia, a precisare notizie girate in queste ore circa la politica ambientale della giunta Vendola è l’assessore all’ecologia Lorenzo Nicastro (IDV): il piano rifiuti del governo di centro destra prevedeva un inceneritore per ogni provincia, quindi cinque, di vecchia generazione per altro che avrebbero bruciato il rifiuto “tal-quale”; mentre la giunta Vendola ne prevede “solo” tre, di nuova generazione, e che comunque brucerà un rifiuto di qualità e non un “tal-quale”.

 

Amo iniziare i miei post con le conclusioni : Smaltire i rifiuti è una necessità, bruciarli è una speculazione.

Il motto citato sopra, che spero si incida nella mente degli italiani con lettere di fuoco, in modo che sia un concetto indelebile, non è mio; l’ho preso in prestito dall’associazione DIFFERENZIA-TI, che l’ha usato in una conferenza, dove La Dott.ssa Patrizia Gentilini, membro dell’ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) ha partecipato al convegno illustrando importanti studi epidemiologici che, sfortunatamente, non trovano sufficiente visibilità su organi di stampa nazionale.

Potete leggere un articolo completo sul convegno qui.

Quindi il messaggio che colgo, da parte dell’assessore: la giunta Vendola, di cui lui fa parte, inquinerà molto meno della giunta di destra, almeno il 50% in meno, e questo accade perché ci saranno solo tre inceneritori di nuova generazione e che bruceranno un rifiuto di qualità; quindi:

  1. Solo tre inceneritori
  2. inceneritori di nuova generazione
  3. inceneritori che bruciano rifiuti di qualità

Circa il punto 1) vorrei ricordare, così come emerso nel workshop sulle centrali a biomasse avutosi nell’ambito di Mediterre (29 gennaio 2010), che i circoli Legambiente della BAT evidenziano la presenza di un quadro inquietante legato alla proliferazione di nuove centrali a biomasse. Gli impianti generalmente proposti in Puglia hanno quasi sempre una dimensione medio-grande, (dai 10 ai 100 MW termici) e verrebbero alimentati a olio vegetale o a biomasse solide. Per chi non è al corrente, gli impianti a biomasse sono degli inceneritori a tutti gli effetti, solo che per legge dovrebbero bruciare solo biomasse; ma la cronaca ci insegna che non è cosi (leggere circa impianto biomasse Scotti). Ed anche ammesso che brucino solo olio o biomasse, le prime presentano molti problemi dal punto di vista ambientale perché necessitano di materiali che non si trovano sul mercato europeo e devono necessariamente essere importate dall’Africa o dall’Asia producendo la deforestazione di quei paesi e grandi quantità di CO2 derivate dal trasporto via nave. Le seconde sollevano grandi dubbi sull’effettivo scopo della loro realizzazione. Infatti, essendo la Puglia una regione molto povera in biomassa vegetale, è ragionevole pensare che i costruttori prevedano per tali impianti uno sviluppo legato soprattutto all’incenerimento dei rifiuti (CDR), dato che essi si prestano benissimo anche a questa funzione. E’ facilmente appurabile che gran parte degli impianti proposti presentano atti progettuali lacunosi o del tutto carenti per quel che attiene la filiera delle biomasse (provenienza ed accordi contrattuali, caratterizzazione merceologica, garanzie sulla derivazione ecologica della biomassa vegetale).

Circa il punto 2) In Svezia e’ stato recentemente determinato come una percentuale che va dal 17% al 30% del particolato totale, sia prodotto dai piu’ moderni impianti di incenerimento dei rifiuti (ove presenti), ovvero quegli stessi impianti che molta letteratura, e lo stesso assessore, vuol far passare come per “sicuri”. Il particolato puo’ avere varie misure e oggigiorno ne sentiamo reiteratamente parlare poiche’ associato all’inquinamento da traffico automobilistico, spesso causa di crociate mediatiche e blocchi alla normale circolazione. Ma questo e’ un particolato piu’ grossolano e, paradossalmente, meno pericoloso di quello prodotto da qualsiasi inceneritore. Le altissime temperature necessarie per bruciare la plastica (e non solo…) puo’ produrre un particolato ultrafine classificato come 0,1 con una misura paragonabile ai virus per cui capace di veicolare sostanze nocive nel sangue e in tutti i distretti dell’organismo, inclusi sistema cardiovascolare e Genoma. Quindi i nuovi inceneritori, sono ancora più pericolosi di quelli di vecchia generazione.

E’ stato inoltre calcolato che il 64% delle diossine totali vengono prodotte dalla combustione dei rifiuti e soltanto l’1,1% dal piu’ famoso “traffico” cittadino. Insomma, quanto piu’ si risiede nei pressi di uno di questi impianti, tanto piu’ aumenta l’incidenza di processi infiammatori cronici (fase iniziale), asma (specie nei Bambini), sviluppo con basso peso corporeo, fino ad arrivare ad esiti piu’ infausti come il tumore, danni ossidativi (morbo di Alzheimer) ed altre patologie neuro degenerative.

Circa il punto 3) Non esiste un rifiuto buono da bruciare, tutto ciò che brucia inquina compreso il legno che produce biossido di carbonio; vale sempre il principio di Antoine-Laurent de Lavoisier : Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma; il che significa che il rifiuto buono bruciato, da solido diventa gassoso e si deposita sui vostri polmoni e sulle vostre campagne, e verdura e ortaggi e formaggi, sotto forma di diossina e particolato.

Infine vorrei che fosse chiaro a tutti che l’incenerizione dei rifiuti non elimina i rifiuti, ma riduce la loro massa di due terzi, lasciando da smaltire in discarica un terzo di ceneri velenose. Quindi si lascia in eredità ai nostri figli un problema grossissimo.

La motivazione reale per la quale non vengono attuate misure di risoluzione come la raccolta differenziata risiede nel fatto che grosse lobby, del calibro di Marcegaglia, hanno interessi nella costruzione degli inceneritori, derivati dai famosi Cip6, i quali garantiscono ingenti finanziamenti per le fonti rinnovabili.
Questo tecnicismo legislativo, tutto italiano, fa passare per fonti rinnovabili anche le “ecoballe” con i derivati inceneritori, che non lo sono per niente».

Sensibilizzare oggi le popolazioni all’incentivo della raccolta differenziata, del riciclo e del riuso di gran parte dei rifiuti (intesi quale risorsa), sarebbe tanto piu’ importante per quelle località già gravate da elevati inquinamenti industriali come la Puglia.

Non esistono al mondo tecnologie in grado di produrre dei filtri arginanti le emissioni nocive degli inceneritori, oltretutto necessitanti di vicine ed insane discariche, inevitabilmente destinate anche ai residui della combustione (ceneri) da trattare come rifiuti speciali. A conclusione dell’articolo mi piace sottolineare la citazione, secondo la quale “incenerire i rifiuti resta una follia che”, come detto da Prof. Tomatis, “le generazioni future non ci perdoneranno”.

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