Il Federalismo fiscale è una forza loffia

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di Mauro Miccolis

l ministro dell’Economia ha parlato poi di federalismo fiscale, spiegando che “ha una forza lenta un pò come un diesel e lo si vedrà dal lato dei costi, perchè porterà uno standard oltre al quale i governanti locali non potranno andare”. Secondo Tremonti,
in molte realtà locali gli amministratori “hanno attuato la tecnica del più spendi più voti prendi, tipo ‘Laqualunque'”. “Bisogna spiegare – ha aggiunto il ministro – come mai le famiglie del sud debbono far curare i bambini al nord perchè la sanità da loro costa di più. Ora avranno uno stile e un criterio nei conti al livello più alto, quello della Lombardia. Dovranno spiegare perchè spendono di più”.

Vorrei commentare il capoverso sopra, che è apparso in un articolo di oggi di Repubblica, ed esprimere i miei dubbi sull’efficacia della riforma della sanità accennata da Tremonti, che si basa sulla determinazione dei costi standard dei servizi, da applicare poi sul territorio nazionale.

Da quanto riportato sopra, mi sembra evidente che il costo standard dei servizi sanitari sarebbe desunto dai costi della sanità delle regioni del Nord, più virtuose, come la Lombardia ad esempio. Un criterio di questo tipo, oltre ad essere non equo verso le regioni del Sud, potrebbe addirittura essere catastrofico per altre regioni del Nord; e si, perché non è detto che se un’unità sanitaria spenda di meno sia più efficiente in termini economici di una che spende di più.

Innanzi tutto c’è da dire che gli stipendi medi nel meridione, sono molto più bassi di quelli del Nord, e quindi un eventuale prelievo per i costi sanitari, non può che essere più basso rispetto ad una regione del Nord; è evidente che le regioni del sud a parità di numero di abitanti avranno meno soldi a disposizione, per fornire gli stessi servizi che forniscono gli ospedali del Nord.

Per imporre un costo standard sui servizi sanitari, bisognerebbe fare degli studi un poco più approfonditi, che leggere il totale del bilancio della regione Lombardia e confrontarlo brutalmente con quello della regione Calabria. Secondo Vittorio Mapelli, professore associato di economia sanitaria presso l’Università degli Studi di Milano, non è detto che le regioni con la spesa sanitaria più bassa siano le più efficienti; infatti i costi sanitari di una regione, dipendono da due fattori fondamentali: la ricchezza, e l’età media della popolazione. Una regione più ricca e giovane ovviamente ha meno bisogno di cure mediche di una regione più povera e con un maggior numero di anziani, anche perché spesso chi ha i soldi preferisce rivolgersi a strutture private. Vi informo che la regione con il maggior numero di anziani, è comunque la Liguria; che quindi probabilmente si vedrà in difficoltà a mantenere il costo standard della Lombardia, che ha molti meno anziani. Mapelli, suggerisce anche un metodo per la determinazione di un costo standard più equo, ma non vuole essere argomento di questo post. Se volete approfondire, potete leggere il libro di Eleonora Bianchini : “Il libro che la lega nord non ti farebbe mai leggere”.

Ma come ho anticipato all’inizio di questo post, la parte più nebulosa di questo nuovo sistema è come fare ad ammortizzare la differenza di prelievo fiscale tra le regioni del Nord e quelle del Sud che hanno redditi più bassi rispetto al Nord. Ci sarebbe tantissimo altro da aggiungere sulla riforma fiscale della lega, in questo post, mi limito a commentare il capoverso che è l’incipit del post.

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