UN IMPERO DI PRESTANOME

berlusconi imperatore

Caro Silvio perché li hai usati dal 1968 al 1984?

Inchiesta della Padania 8 Luglio 1988 di Max Parisi

L’altra faccia della medaglia. Signor Berlusconi, certo che abbia letto l’articolo della pagina a fianco, ora vengo ad affrontare con lei un’altra questione – per nulla marginale – che sta alla base dei sospetti di riciclaggio su cui i magistrati palermitani stanno indagando. Nella sua scalata all’empireo dell’imprenditoria nazionale c‘e una costante che sconcerta,anzi, allarma: e l’inconcepibile, continuo, inarrestabile uso di prestanome che lei ha fatto dal primo giorno della sua carriera imprenditoriale. `Vuole che le rinfreschi la memoria? Mi spieghi il senso, tanto per cominciare, della nascita della sua prima società, costituita il 29 settembre 1968 a Milano. Col nome di "Edilnord centri residenziali Sas di Lidia Borsani & C.", laddove la signorina Borsani — se non dico male  è una sua cugina, signor Berlusconi – era il socio d’opera, mentre il socio di capitale era ln "Aktiengeselschaft hir Immobilienanlagen in Residenzzentren Ag" di Lugano che infatti forni i 50.000 franchi svizzeri del capitale, prese vita l’impresa che di li a poco sborserà più di 3 miliardi per comprare l’area dove vena costruita la città satellite di Milano2 nel Comune di Segrate. Era una bellissima iniziativa imprenditoriale, signor Berlusconi. Un’iniziativa di cui andare fieri, che qualsiasi altro imprenditore avrebbe firmato col proprio nome a caratteri cubitali. Lei no. Lei rimase nell‘ombra, tanto quanto restarono nell’ombra i veri fornitori di quei primi 3 miliardi in contanti del 1968. Una bella somma, sa? Oggi varrebbero più di 32, proprio il numero che segna   gli anni che lei aveva quando questa gigantesca fortuna finì nelle sue mani. Ecco, se  questo fu il primo caso di prestanomi al suo servizio, i successivi che la riguardano denunceranno uno stile che rimarrà costante per almeno 10 anni, i suoi primi 10 anni d’attività, signor Berlusconi. Ricorda?
lsaltalcantieni S.r.l., uno dei suoi bracci operativi nell’edilizia, nasce il 2 febbraio del 1973 a Milano avendo come soci Renato Pironi, un giovane praticante Notaio, ed Elda Brovelli una casalinga senza alcuna occupazione o titolo di studio inerente l’attività della società che va a fondare e per la cui opera percepirà solo 600.000 lire. Eppure lei usa questi due perfetti sconosciuti – nonché incompetenti – per far muovere un’impresa che dovrà affrontare un progetto colossale: l’edificazione e l’ultimazione di Milano2.Perché inoltre, mi premetta signor Berlusconi, i due suddetti, la casalinga e il praticante notaio nell‘atto di costituzione della ltalcantieri risultano essere rappresentanti di due potenti quanto discutibili società svizzere: rispettivamente la "Eti Ag holding" di Chiasso perla signorina Brovelli, e la Cofigen Sa per il giovane Pironi. I suoi due prestanome, signor Berlusconi, a loro volta rappresentavano i finanziatori? Lei non può non sapere chi si celasse dietro la Eti Holding e la Cofigen, due società finanziarie svizzere. Dica, faccia i nomi, perché altrimenti rimane solo quello di Ercole Doninelli, finanziere elvetico primo fondatore della famigerata Fimo Sa di Chiasso. so, società di riciclaggio di capitali di mafia, che proprio nella Italcantieri — in seguito — entrerà in rapporti e affari. Anche la Sogeat Sas, che lei certamente conosce perché vantava un credito nei suoi confronti – che immagino lei pagò — di 22,5 miliardi nel 1978 (1015 miliardi di oggi), è un altro soggetto finanziario inquietante, mi permetta.Come fu possibile che ad amministrare la Sogeat Sas di Walter Donati & C, fondata il 4 luglio 1972 con un capitale di 400.000 lire, fu messo appunto il signor Donati, ovvero un suo impiegato, signor Berlusconi? E poi: chi fornì al signor Donati 1 miliardo, 999 milioni e 600.000 lire per finanziare l’aumento di capitale della Sogeat deliberato ed attuato non molto dopo la fondazione? Guardi che stiamo parlando di una somma che oggi equivarrebbe a oltre 22 miliardi, mica noccioline, Fu un prestanome al fulmicotone, questo signor Donati. Gli ballavano in tasca i miliardi come a me le monetine. Tra l’altro, signor Berlusconi, eviti di dire – casomai – che della Sogeat sa poco e nulla, perché se Walter Donati fu il socio d’opera, l’altro socio, il finanziatore, documenti alla mano fu l’avvocato Renzo Rezzonico di Lugano, lo stesso che amministrava le due finanziarie svizzere di cui sopra. Insomma, un personaggio che lei conosce e conosceva benissimo. Ora intendiamoci bene, Seppure possa sembrare irrazionale, la sua scelta di tenere costantemente per più di 10 anni un profilo imprenditoriale così basso da risultare inesistente porrebbe essere giustificata da un riserbo caratteriale, da innata timidezza e modestia di cui però dal 1980 per tutto il tempo a venire fino a oggi non si troverà più traccia. D’accordo, proviamo a prendere per buona questa ipotesi. Se è così signor Berlusconi, mi usi la cortesia di spiegare all’opinione pubblica la "faccenda Berruti". Quale? Le rammento i fatti. il 12 novembre 1979, a Milano, il capitano della Guardia di Finanza Massimo Maria Berruti si presentò negli uffici di  Foro Bonaparte della sua Edilnord, signor Berlusconi, e interrogò proprio lei sui complicati  societari e Finanziari – farciti di prestanome, come abbiamo visto – che le avevano permesso di edificare Milano2. Certo ricorda, signor Berlusconi, che lei rispose al capitano Berruti a questo modo: «Non sono il proprietario della Edilnord e tanto meno della Sogeat. lo sono un semplice consulente esterno». Nella relazione su questa ispezione, scritta e limitata da Berruti, risulta così. Formalmente, la sua, fu una risposta ineccepibile, ma nella sostanza una menzogna tuonante. Perché, signor Berlusconi. negò l’evidenza? Di chi e che cosa ebbe paura? Non certo di Berruti, visto che pochi mesi dopo si dimetterà dalle Fiamme Gialle e presto diventerà consulente della Fininvest. Le ripeto la domanda: perché sostenne di essere un "semplice consulente" delle società che avevano appena finito di edificare Milano2? A quale retroscena temette di essere associato? Forse si spaventò pensando che qualcuno avrebbe potuto domandarle chi realmente si celasse dietro i formidabili flussi finanziari arrivati dalla Svizzera alla Edilnord e alla Sogeat?
Se non è così. spieghi, dica come stanno le cose. Anche perché, vede, l’allora capitano Berruti (e attuale deputato Berruti di Forza Italia) nel pomeriggio di quel 12 novembre 1979 tomò a cercarla nei suoi uffici, signor Berlusconi, e le pose una domanda spiazzante. Berruti le chiese di spiegare come mai lei, che si era appena dichiarato "consulente esterno della Edilnord e della Sogeat", ovvero dell’intero affare Milano2, viceversa aveva garantito personalmente – tramite fideiussioni a diverse banche per importi monumentali — la solidità di entrambe quelle società. Ma come, le fece notare la Gdf, i soci di capitale della Edilnord e della Sogeat erano ufficialmente svizzeri, cioè i loro capitali erano svizzeri, e per loro garantiva un italiano, Berlusconi? D‘altra parte i fatti erano questi e così la Gdf sospettò — ma per poco, fintanto che Berruti non si dimise per mettersi a lavorare per lei, Cavaliere – che in realtà dietro le finanziarie elvetiche c‘era ancora lei, Berlusconi.
Sospetto più che legittimo direi, visto che ancora oggi non si sa, e appunto vengo a domandarle, chi c‘era dietro le varie Eti Holding, Cofigen. Aktiengesellschali & company, Capisce che se le Fiamme Gialle erano in qualche modo convinte che alle spalle di quelle sigle spuntava ancora lei. signor Berlusconi, la questione si complica, e di molto.Si. perché a questo punto l’intera rete finanziaria da cui lei ricevette qualcosa come 200 miliardi in contanti quasi 30 anni fa, anziché in Svizzera va collocata in Italia. `E così? Dica, è così o si tratta di una mia fantasia? Non penso di poter tollerare il suo silenzio su questo punto centrale, perché altrimenti entrerebbero in scena ben altri personaggi e situazioni, D’improvviso si materializzerebbero i fantasmi che circondano Marcello Dell’Utri , sotto processo a Palermo per mafia. Lugubri scenari che lei ha un solo modo per cancellare: raccontare tutto , nome per nome.

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