A Proposito di Grillo

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di Rita Pani (Apolide)

Mi piace guardare alle cose da più punti di vista; mi piace pormi domande sulle cose. A volte è sfiancante, ma aiuta a formarsi un’opinione. Per esempio, detestavo Vanna Marchi quando approfittava del dolore e della profonda sofferenza di chi aveva perso un figlio, o lo aveva malato su un letto, ma la stessa ciarlatana l’assolvevo quando a richiedere i suoi servigi era la moglie tradita che pretendeva pozioni magiche per far rinsavire il marito, o la demente che sperava di risolversi la vita spendendo migliaia di euro per vincerne 5 alla lotteria.

Seguo le esternazioni post voto di Beppe Grillo, e scopro che il mio metro di giudizio è lo stesso che all’epoca applicai per Vanna Marchi. Lo detesto quando cavalca la buona fede di molte persone per bene, che vorrebbero cambiare davvero le pessime cose che ci governano la vita, e lo assolvo quando riesce a fare di sé stesso e dell’annullamento del senso di responsabilità che la politica (gestione dello stato) dovrebbe significare, guadagno personale.

Fui critica in tempi non sospetti, quando imparai come fossero concepiti e gestiti i Meetup, ossia quella sorta di politica in franchising, che regalava al gestore del gruppo il totale controllo e nessuna possibilità di essere né giudicato, né estromesso. Come una sorta di lavanderia, il gestore aveva i gadget da rivendere ai clienti. Una sorta di club al quale ci si associava – in buona fede – e dal quale si scappava una volta scoperto che la politica era un’altra cosa. Col tempo c’è stata un’evoluzione, dovuta probabilmente ai molteplici abbandoni del sistema “meetup”, e la presa di coscienza individuale che ha portato all’essere attivisti di un movimento, che però non è ancora la soluzione.

La domanda giusta che ogni “movimentista” dovrebbe porsi, di fronte alle dichiarazioni di Beppe Grillo, è: “Cui prodest?” La risposta giusta sarebbe: “Ancora e soltanto a sé stesso.” Avere un ottimo intento in programma, e lavorare perché questo non venga mai attuato, comprenderete da voi, lascia alquanto perplessi. La teoria programmatica di Grillo è utile solo alla scrittura dei suoi show, quelli che son diventati i comizi a pagamento di un comico escluso dai normali circuiti teatrali italiani, e se per caso fossero attuati, avrebbe meno da strillare durante le sue faticose serate in tournee.

Invitare gli attivisti del movimento a NON votare per i sindaci espressione del centrosinistra, e addirittura di non votare per De Magistris in una città che rischia di avere un altro camorrista al governo della spazzatura, dell’inquinamento o delle ecomafie più in generale, non è atto responsabile, soprattutto quando dell’acqua e dell’ambiente, delle energie pulite hai fatto il tuo manifesto. Ecco, è qua che mi sembra che la politica di Grillo somigli molto a quella di Vanna Marchi: vende pozioni magiche a chi ha bisogno di sognare, approfittando della buona fede di chi s’impegna con coscienza e buona fede.

Onestamente anche io a volte mi domando: “Ma se domani la feccia al governo sparisse, di cosa scriverei?” E mi rispondo che scriverei di altro, e starei altrettanto attenta al resto, conservando quel minimo di sguardo vigile che la politica – quella vera che non è affatto cacca – impone di avere verso tutte le cose che riguardano tutti noi. La nostra vita, quella che dovremmo tornare a vivere, e non a sopravvivere. Credo potrebbe farlo anche Grillo di riscrivere i suoi testi, anche se a me, non è che mi abbia fatto ridere mai troppo.

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