FAMOLO ALLA LEGAIOLA

Abigail Barwuah (1)

di j.w.

Abigail Barwuah (nella foto sopra, subito dopo aver riletto “La Critica della Ragion Pura”, ndC) è sorella naturale del calciatore più scemo della terra, Mario Balotelli (gnaro di Concesio cresciuto calcisticamente a Lumezzane, prima di spaccare le balle agli allenatori di mezza Europa, nella foto, mentre difende il suo onore: “oh semo a chi?” ). Abigail è la dimostrazione che di fetidi opportunisti è pieno il mondo e che per fare uno straccio di carriera nel merdoso mondo dello spettacolo, c’è gente pronta a tutto, disposta addirittura a svendere la propria dignità per un’intervista a “Diva e Donna“, “Chi” o – peggio – “Cioè“. Dal Bresciaoggi di oggi (10 agosto 2010), Abigail dichiara: «La Lega Nord? Potrei votarla. Anche se ancora non ho diritto di voto in Italia, (speriamo che la pratica si perda, vai a votare a casa tua! ndC) ho capito che dice cose giuste e non è un partito razzista». Una luminare della politologia, pensate che Giovanni Sartori le telefona tutti i giorni per avere consigli, ndC). Così parla l’ex concorrente de «L’Isola dei Famosi», di origine ghanese ma bresciana d’adozione visto che vive con la famiglia a Bagnolo Mella, insieme ai fratelli più piccoli Enock, di 17 anni, e Angel, di 8. Recentemente la Sbalotella ha posato per un servizio fotografico sul lago d’Iseo con Miss Padania in carica, Jessica Brugali (la plasteguna nella foto sotto).

«Siamo subito diventate amiche – rivela – (stesso QI, ndC). La maggior parte degli stranieri è contro Bossi, anch’io da piccola pensavo fosse cattivo e razzista, ma crescendo ho capito che non è così (e leggere due righe sul fanciullino pascoliano? ndC). Dice solo che chi è in Italia a non fare niente è meglio che torni a casa sua: lo penso anch’io (e allora metti in pratica, ndC). Chi fa la vita da clandestino, senza documenti, si può trasformare in assassino e in ladro (se fossi un clandestino proporrei una class action, ndC)». Poi la sorella del calciatore del Manchester City, spesso vittima di episodi di razzismo in campo, rivela: «A una cena ho conosciuto Renzo Bossi: è simpaticissimo. Io lo chiamavo “trota” (anche noi, è l’unica cosa che abbiamo in comune, ndC). Lui mi ha detto: “Dicono che sono razzista, ma sono amico di tuo fratello (se sei amico di un negro non puoi essere razzista, ndC)». Come vedete, alla fine, tra beoti ci si intende. j.w.

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