La strategia dell’Emergenza

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di Mauro Miccolis

L’Italia si sa è un paese governato attraverso le Emergenze: abbiamo le Emergenze ROM, le Emergenze Sbarchi, L’emergenza Rifiuti etc.

Ma quello che forse non tutti sanno, è che molte di queste emergenze sono provocate dolosamente da chi ci governa per farci accettare soluzioni altrimenti improponibili; ad esempio seguendo questa strategia numerosi comuni, collusi con le lobby dell’incenerizione dei rifiuti ,hanno dolosamente provocato delle emergenze rifiuti per poi far accettare alla popolazione mefitici inceneritori.

Allo stesso modo  anni fa  la Classe confindustriale,  insieme con i sindacati, con un’emergenza inflazione hanno convinto gli italiani a rinunciare alla scala mobile che altro non era che uno strumento per difendere il salario dall’inflazione. I Politici i sindacati insieme con i media, hanno convinto gli italiani che l’inflazione fosse colpa della scala mobile (un po’ come dire che piove se ti porti dietro l’ombrello), risultato? Gli stipendi più bassi d’Europa, e la produzione industriale più bassa dei paesi OCSE. Ma qualcuno è diventato molto ricco, cosa importa il resto?

Oggi con un’emergenza rimborsi elettorali, vogliono farci rinunciare ad un’altra conquista democratica, e cioè quella di permettere a normali cittadini di associarsi e concorrere al confronto politico con i grandi partiti ad armi pari. Vedo in questi anni una spinta sempre più forte ad americanizzare la politica italiana, lo leggo tra le righe della stampa quando si fanno i paragoni tra i due sistemi politici, ed ovviamente il metro di paragone sono i soldi, facendo passare l’idea che se un sistema costa meno è migliore, mentre a mio avviso sono altri i parametri che permettono di giudicare se un sistema politico è migliore o peggiore di un altro.

Non voglio dire che l’emergenza sui rimborsi elettorali sia stata provocata volutamente, per eliminare il finanziamento pubblico, ma  se io volessi toglierli, sarebbe un modo molto efficace per catalizzare l’opinione pubblica contro i finanziamenti pubblici. Vorrei far presente a tutti, che eliminare il finanziamento pubblico ai partiti, significa privatizzare la politica.

Prendiamo ad esempio il Partito Movimento 5 Stelle: Grillo (che fa monologhi a pagamento e vende gadget con l’intento di finanziare il blog del movimento) guadagna milioni di euro, di questo ne siamo certi grazie a Visco che nel 2005 (il movimento era ai primi passi, quindi suppongo che ora guadagni di più) ci ha permesso di accedere alla sua dichiarazione dei redditi.

Un politico, anche il più vecchio vituperato e stagionato come un D’Alema,  o un Fini, non guadagnerà mai 5 milioni di euro; al massimo guadagnerà due o trecentomila euro (Massimo D’Alema 174.078 euro, Fini 200.668 euro) uno stipendio da dipendenti Statali paragonato a quello di Grillo. E lui e la sua gente si vanta di questo modello di funzionamento, facendosi forte del fatto che il movimento non costa niente allo stato; si è vero, ma i costi ci sono e sono anche i soldi che prende Grillo e la Casaleggio (ed escono sempre dalle tasche dei cittadini)). Quindi i costi del movimento non sono “zero” come vanno sbandierando, ma sono almeno 5 milioni di euro (e non ci è dato sapere quanto ha incassato il signor Casaleggio, immagino 10 volte tanto essendo grillo un suo dipendente).

Tutte le volte che ho fatto presente quest’osservazione ai grillini mi hanno tutti risposto col medesimo frinìo, ed anche da questo ti accorgi di parlare con un grillino, sono dei ripetitori umani: “nessuno ti obbliga a comprare le cose di grillo o seguire i suoi spettacoli a pagamento, chi paga lo fa volentieri finanziando il movimento”, non campendo che il finanziamento pubblico ha la stessa funzione, ti evita di pagare privatamente un politico per ascoltarlo o comprare delle squallide magliette con altrettanto squallidi motti stampati sopra a memoria dell’ultima transumanza. Senza considerare che un candidato che sarà finanziato privatamente, ha ovviamente un debito di riconoscenza con il finanziatore, vi lascio immaginare le storture legislative che si potrebbero avere per non intaccare gli interessi di un finanziatore.

E poi una volta per tutte diciamolo al m5s, non è che se una cosa costa meno è migliore delle altre, significa solo che costa meno.

Una persona normale, un gruppo di cittadini, che non abbia una certa popolarità televisiva, non potrebbe mai sperare di fare politica. Nessuno andrebbe ad ascoltare ciò che hanno da dire.

E’ fuori discussione che il finanziamento ai partiti, come i partiti stessi, devono essere regolamentati e controllati da un organo esterno ai partiti; è fuori discussione che i partiti non possono essere risarciti di più di quello che spendono, e che le spese devono essere fatte con criterio (eviterei bandiere di seta firmate Cartier); ma mi guardo bene dal pensare di privatizzare la politica, il che significherebbe far fare politica solo ai miliardari, come vorrebbe l’insetto miliardario.

Ma una politica tutta affidata solo al contributo dei privati è fatalmente destinata alla dipendenza del potere economico, alla creazione di diseguaglianze. Questo tema è stato affrontato mille volte, ed è all’origine delle discipline sul finanziamento pubblico esistenti quasi ovunque, accompagnate però anche da limiti severi alle spese elettorali. (Stefano Rodotà)

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