Chiedere un referendum per decidere sull’€ è un imbroglio: non si può decidere con un referendum

Not in my name

di Mauro Miccolis

Il Comico Genovese, dal suo blog, esibisce nuovamente la sua ignoranza circa la costituzione italiana (grave per chi si fa portavoce di un partito che vuole diventare di governo). Una lista di NO, di cose che non vuole che siano fatte in suo nome (perchè poi usa l’inglese?). Dice:

Not in my name rimarremo nell’euro senza una consultazione popolare.

Ebbene vorrei far sapere al Guru e ai suoi seguaci che l’art 75 della Costituzione Italiana “narra” :

Art.75 Costituzione Italiana:

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Ho sottolineato la parte saliente dell’articolo per aiutare i Grillini.Non è possibile quindi tramite referendum, decidere l’abrogazione di trattati internazionali. L’unico modo per uscire dall’euro è per volontà politica di un partito di governo che mette a programma l’uscita dall’euro attraverso il processo delineato dall’art 50 del trattato di Lisbona

Articolo 50

  1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali (abbiamo letto sopra che l’art 75 vieta i referendum per decidere se rimanere in europa), di recedere dall’Unione. (quindi è possibile uscire dall’euro solo su decisione  della maggioranza di camera e senato).
  2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla lucedegli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.
  3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine.
  4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3,lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
  5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all’articolo 49.
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