La rivoluzione dei sindacati padronali: dallo sciopero allo spettacolo

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di Mauro Miccolis
 
Per sciopero s’intende ogni astensione collettiva dal lavoro di lavoratori subordinati promossa dai sindacati , avente per finalità di ottenere, esercitando una pressione sui datori di lavoro, il miglioramento delle condizioni di lavoro rispetto a quelle disciplinate dal contratto collettivo nazionale di lavoro. L’articolo 40 della Costituzione italiana disciplina il diritto di sciopero, stabilendo che esso «si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano».Il danno per l’azienda associato a uno sciopero è quantificabile in prima approssimazione con la perdita di produttività di una giornata di lavoro. La produttività può a sua volta essere misurata come fatturato o margine operativo netto per addetto, riportata su scala giornaliera.
 
Lo sciopero in questi anni è stato il principale strumento di lotta sindacale, si colpiva il padronato in ciò che gli era più caro : i soldi. Oggi purtoppo i grandi sindacati (siamo tutti in attesa della crescita di USB) sono tutti venduti a confindustria; il sindacato che fu di di Vittorio ora è una squallida congrega di affaristi, pronti a svendere diritti e vite umane in cambio di dorate posizioni nella pubblica amministrazione. Confindustria,intelligentemente, ha conquistato i sindacati infiltrando gente nel loro libro paga come Susanna Camusso; hanno conquistato il principale sindacato dall’interno, e reso inefficace.
 
È attraverso lo sciopero che i lavoratori – poveri e deboli isolatamente – affermano la propria potenza e l’indispensabilità della loro funzione sociale.
In tutti i paesi civili il diritto di sciopero è considerato soprattutto un mezzo di difesa dell’integrità della personalità umana. Il divieto di sciopero, per qualsiasi categoria di lavoratori, è una mutilazione della personalità, è incompatibile col principio della libertà del cittadino e si riallaccia piuttosto a quello del lavoro forzato, che presuppone una condanna.(Giuseppe di Vittorio)
Mentre Susanna Camusso, dice che lo sciopero non serve più; dice la signora, che far perdere soldi ai padroni non serve a convincerli; è un peccato far perdere soldi ai padroni, bisogna trovare nuove forme di protesta. Ed infatti sono fioriti micro scioperi di manciate di secondi, flash mob umilianti o ridicoli, ed altre fesserie partorite dalla mente malata di qualche esperto di marketing; delle vere e proprie manifestazioni di impotenza e sottomissione al capitale. Ma voi credete davvero che mettervi nudi in strada faccia cambiare idea e spinga dei mostri come i Riva, i Marcegaglia, De benedetti, Berlusconi, Ligresti, Impregilo ed altri personaggi come loro a concedervi una vita dignitosa? Oppure questa è la massima forma di protesta che i “padroni” sono disponibili a tollerare?
Purtroppo per organizzare un vero sciopero generale (che duri mesi) c’è bisogno di coordinazione sul territorio, c’è bisogno di un grande sindacato come era la CGIL di di Vittorio; nell’attesa che USB cresca,oggi è la nostra ultima speranza sindacale, i vari gruppi di lotta sparsi sul territorio dovrebbero cambiare strategia di protesta. L’obiettivo deve essere quello originale, danneggiare la vita dei padroni, e non solo economicamente, bisogna rendergli la vita impossibile anche mentre camminano per strada: organizzare delle mini proteste lampo urlandogli in faccia le loro miserie, andare sotto casa e cantargli la serenata la notte,fargli un bel gavettone di letame o inondargli il giardino di letame. In poche parole, dobbiamo rendergli la vita impossibile.
Bisogna attaccare i veri centri di potere, che oggi non sono più i palazzi di governo, ma le residenze private dei capitalisti italiani; i politici sono avatar, burattini, che non contano niente, eseguono gli ordini della borghesia Bancaria e Industriale.
Evviva l’Italia libera, evviva l’unità dei lavoratori, Hasta la victoria siempre.