Processo a Berlinguer

 

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di Mauro Miccolis
In occasione del convegno “Euro e (o?) democrazia costituzionale” Luciano Barra Caracciolo, rievoca Federico Caffè (uno dei principali diffusori della dottrina keynesiana in Italia, occupandosi tanto di politiche macroeconomiche che di economia del benessere. Al centro delle sue riflessioni economiche ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli.. La sua scomparsa è un mistero che non è stato ancora risolto); citando l’articolo che seguirà a questa mia breve introduzione.
In quest’articolo, Federico Caffè denuncia il PCI e Berlinguer per la posizione che in quegli anni (1982) stava assumendo circa la lotta all’inflazione; trovava assurdo che Berlinguer e la dirigenza del PCI negassero la relazione tra inflazione e tutela dell’occupazione; Caffè trovava assurde le posizioni del PCI riguardo la spesa pubblica, che veniva ridotta ad essere considerata come semplice clientelismo. Caffè denuncia che in quegli anni il PCI, si stava facendo spingere dal vento liberista che soffiava dagli USA, gettava le basi per il disimpegno dello Stato nelle questioni economiche; un articolo attualissimo, che vale la pena leggere, anche per mettere in luce le responsabilità del PCI sulla situazione disastrosa che viviamo, insieme al video  che segue, che è un estratto del convegno citato all’inizio dell’articolo, e che trovate integralmente qui.


“L’Espresso”, 11 aprile 1982.
Federico Caffè, La solitudine del riformista. A cura di Nicola Acocella e Maurizio Franzini.
Bollati Boringhieri, Torino 2008, pp. 138-139.

Mi sembra che la caratteristica di maggior rilievo della linea economica del Partito comunista italiano, durante l’ultimo decennio, sia stata quella di un adattamento alle circostanze, in una sostanziale continuità di ispirazione.
Se si prescinde, cioè, dalle polemiche contingenti, lo spirito che condusse Togliatti ad affermare, nell’immediato dopoguerra, che occorreva soprattutto occuparsi della ricostruzione persiste nelle numerose occasioni di appoggio a misure governative rivolte a fronteggiare le difficoltà complesse e continue di questo tormentato decennio.
Nei fatti, malgrado ogni diversa apparenza, può dirsi che le forze progressiste del Partito comunista abbiano accettato un’effettiva, sia pure non dichiarata, politica dei redditi.
S’intende che ciò rispondeva al fine politico di una sempre attesa, e sempre rinviata, legittimazione del Partito comunista come forza di governo.
Ma ciò non toglie che alla critica sia stata associata una collaborazione che non può essere sottovalutata, in quanto ha contribuito, a mio avviso, al superamento delle vicissitudini congiunturali, pur lasciando irrisolti i nodi strutturali della nostra economia.
Gli effetti sull’economia italiana sono stati, pertanto, quelli di un apporto di rilevante importanza a una gestione dell’economia di corto respiro, che va avanti giorno per giorno, ma senza che siano in vista traguardi plausibili.
Frattanto, la critica del cosiddetto assistenzialismo, in quanto si presta a deformazioni clientelari; il ripudio di ogni richiamo alla valorizzazione dell’economia interna, in quanto ritenuta contrastante con la “scelta irrinunciabile” dell’economia aperta; il frequente indulgere al ricatto allarmistico dell’inflazione, con apparente sottovalutazione delle frustrazioni e delle tragedie ben più gravi della disoccupazione, costituiscono orientamenti che, seguiti da una forza progressista come quella del Partito comunista, anche se in modo occasionale e non univoco, possono contribuire ad allontanare, anziché facilitare, le incisive modifiche di fondo che sono indispensabili al nostro paese.
In ultima analisi, ho l’impressione che l’acquisizione del consenso stia diventando troppo costosa, in termini di sbiadimento dell’aspirazione all’egualitarismo, della lotta all’emarginazione, dell’erosione di posizioni di privilegio: aspirazioni che si identificano in quel tanto di socialismo che appare realizzabile nel contesto del capitalismo conflittuale con il quale è tuttora necessario convivere.
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