M5S segue la parabola discendente di IDV anche con i referendum

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di Mauro Miccolis

Come ho già spiegato precedentemente qui e qui, chiedere un referendum per l’abolizione dell’euro è una presa in giro.

Infatti l’art 75 della Costituzione Italiana “narra” :

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Ho sottolineato la parte saliente dell’articolo per aiutare i Grillini.Non è possibile quindi tramite referendum, decidere l’abrogazione di trattati internazionali. L’unico modo per uscire dall’euro è per volontà politica di un partito di governo che mette a programma l’uscita dall’euro attraverso il processo delineato dall’art 50 del trattato di Lisbona

Ma forse Grillo, come a suo tempo IDV, è interessato all’aspetto economico dei referendum, infatti mi piace ricordare che :

Per effetto della Legge 157/99 modificata dalla Legge 156/2002 , se viene raggiunto il quorum (500.mila firme),si ha diritto ad un rimborso elettorale pari circa 0.52 centesimi per ogni firma, con un massimo di 2,5 milioni di Euro. Quindi ammesso che le firme siano il minimo e cioé 500mila per referendum, (ma potrebbero essere di più) anche se il referendum venisse cassato, i rimborsi li prenderebbe comunque, che con la raccolta di 500.000 firme intascate 260.000 di euro, cioè 0,52 € a firma niente male no?