La Caduta del Muro di Berlino e dell’economia della ex DDR

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di La Scintilla Divisione Creativa Rivoluzionaria

l’occhio vede solo ciò che la mente è pronta a comprendere.  Henry Bergson

l vostro “Giorno di Festa” per noi continua ad essere “La Domenica delle Salme”. Un giorno di lutto.
Un urlo di dolore per il disastro sociale e politico, per l’ecatombe che ne è conseguita.

Con la la caduta del cosiddetto “Muro di Berlino” e la fine del socialismo reale si è verificato il dilagare del capitalismo più odioso, del liberismo più feroce, senza più nessuno in grado di contenerlo e di contrastarlo.

Dopo 45 anni di Guerra Fredda, è iniziata l’era della Guerra Continua da parte della NATO, in ogni parte del mondo, contro chiunque non fosse allineato al pensiero unico dominante.

Dopo 45 anni di tutele crescenti, e di garanzie sociali universali, non solo per gli abitanti dei paesi socialisti ma, per ricaduta, anche per i popoli europei, la fine del Socialismo nei paesi dell’Est ha significato, concretamente, l’aumento esponenziale della disoccupazione, della precarietà, dei licenziamenti, la privatizzazione di tutte le risorse, la distruzione sistematica dello Statuto dei Diritti dei lavoratori e dello stato sociale, il peggioramento delle condizioni di vita di ciascuno di noi.

Coloro che fino al giorno prima si spacciavano per comunisti ortodossi, il giorno dopo si sono scoperti apologeti del libero mercato, alfieri del capitalismo selvaggio e della NATO.

Alcune migliaia di autocertificati “comunisti rivoluzionari” partivano dall’Italia per raggiungere Berlino e mescolarsi ai neonazisti, al personale diplomatico delle Ambasciate dei paesi occidentali e ai poveri scemi a cui promettevano un futuro dorato di sfrenato consumismo, ricchezza e FREEDOM per “Abbattere il Muro!”

E alcuni hanno persino il coraggio di rivendicarselo ancora oggi.
Due giorni fa Luciana Castellina dalla copertina del Manifesto ci raccontava di quando partì dall’Italia per abbattere il muro a mani nude e ci descriveva il crollo del socialismo reale come una “Gioiosa Rivoluzione Libertaria”.

Un signore che oggi è il Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista all’epoca spese un milione di lire per impestare Torino di manifesti che celebravano la vergogna.

Purtroppo nessuno legge Bertolt Brecht e il nemico continua a marciare alla nostra testa.