L’educazione sentimentale al tradimento

tradimento

di  da lintellettualedissidente

I ‘progressisti’ incoraggiano all’adulterio e all’infedeltà di coppia. Matrimonio e fedeltà sono ormai visti come un retaggio del passato e, come tale, da superare. Non è forse questo un modo mascherato di colpire ogni accordo sociale e di insegnare il valore di causare liberamente sofferenza agli altri?

Fedeltà, che brutta parola. Odora proprio di medioevo, di cavalieri alla corte di Carlo Magno che muoiono per difendere il loro Signore e la religione cristiana. Oppure ricorda il cane, un animale, il più fedele all’uomo. No. Oggi la fedeltà, di coppia in particolare, non è più importante. Ce lo insegnano i giornali: anche gli eroi dei fumetti o della televisione tradiscono. Andando a spulciare qualche sito si trovano guide per capire i 10 segnali che indicano che sei proprio pronto o pronta a tradire. Siamo in un mondo laico, è ormai un dato acquisito che l’amore non è eterno e il matrimonio nemmeno. Perché non dare un ultimo calcio a questa istituzione vetero-cristiana, il matrimonio, e sbarazzarci dei vincoli sociali che ci impongono?
Quella portata avanti fin qui – si sarà capito – è una parodia che mescola realismo e iperboli, verità e menzogne. Molti si saranno riconosciuti in quelle affermazioni, chissà. I media più lanciati verso il progresso si fanno portavoce dell’istanza di emancipazione del tradimento e, di fatto, veniamo bombardati da questi messaggi.

Partiamo da una considerazione preliminare: il matrimonio non è un prodotto cristiano o occidentale. Il matrimonio non incestuoso è l’atomo di ogni società, secondo Levi Strauss, quindi non possiamo additare la Chiesa come inventrice di questa istituzione giuridico-sociale. Lo si trova in tutte le culture, basta guardarsi intorno. Quello che si potrebbe criticare, con maggiore proprietà scientifica, è la sovrastruttura cristiana del matrimonio. Il matrimonio cristiano è unico, eterno e monogamico, perché così è l’amore nell’ottica della Chiesa. Noi uomini moderni, tuttavia, ci fregiamo di aver conquistato il fuoco prometeico della laicità, e bisogna riconoscerci questo merito. Perché, tuttavia, consideriamo barbarie la poligamia dichiarata dell’Islam, ad esempio? Sarà mai che la laicità, a volte, è una facciata di intolleranza per legalizzare le nostre scelte? Non sta scritto da nessuna parte, infatti, che il matrimonio debba essere monogamico, è un lascito cristiano che molti laici ferventi professano contro altre religioni, non certo un esempio di laicità. Un laico in occidente considererebbe adulterio una simile cosa. Questa è una contraddizione, un’altra è più sottile e riguarda la percezione dell’opinione pubblica. Perché la battaglia per l’adulterio viene portata avanti con toni falsamente femministi? Come se il tradimento maschile fosse un delitto e quello femminile una libertà da acquisire. Forse siamo troppo maliziosi. Limitiamoci all’argomentazione scientifica e antropologica.

Il considerare il matrimonio un puro strumento sociale è altrettanto sbagliato, inevitabilmente porta con sé una sovrastruttura valoriale. Ciò che tuttavia andrebbe salvato, come minimo, è la fedeltà a un qualsiasi patto. Il normalizzare l’adulterio è il normalizzare la violazione del più basilare degli accordi sociali. Immaginate che si violassero le regole giuridiche in generale: sarebbe l’anarchia, una sragionata e caotica anarchia. Il promuovere l’adulterio non è altro che un modo di portare avanti il valore dell’atomizzazione sociale. Non occorre arroccarsi in posizioni religiose, il semplice matrimonio civile e laico deve essere onorato allo stesso modo. Si tratta delle basi della convivenza umana. Il divorzio esiste ed è una via più civile di mettere fine alle relazioni. Se la fedeltà viene percepita come un valore, chiaramente la sua violazione creerà sofferenza. Oltre a quanto si è detto, è una normalizzazione del far soffrire il prossimo, una sterilizzazione dell’empatia. Che bisogno abbiamo di tutto questo?