La sinistra, metastasi di sé stessa

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dal Il Blog di Duilio Savignani

Che definizione si può dare al giorno d’oggi della “sinistra” politicamente parlando? Ossimoro? Se “sinistra” non si intende come ubicazione fisica, ma come accezione politica la parola “sinistra” può essere veramente intesa come sinonimo di ossimoro con il prodigio di esserlo senza accostare più parole per definirne l’essenza.

Pasolini lo aveva capito ben prima di essere massacrato all’idroscalo di Ostia e aveva denunciato anzitempo la deriva radical chic o gauche caviar, che dir si voglia, che aveva appestato gli ambienti di certi figli di papà messi al calduccio in ambienti politicamente inquadrati “a tutela dei più deboli”, quando difendeva i poliziotti che giustamente caricavano gli irrequieti utili idioti della carogna putrescente che già allora era divenuta la sinistra.

La parola “proletariato” non riguardava più una classe lavoratrice che da metà degli anni ’60 aveva cominciato ad emanciparsi con il lavoro dall’indigenza, da uno sfruttamento massivo e ricevendo finalmente stipendi dignitosi divenendo classe media.

Eppure i rampolli sessantottini avvertivano dentro di loro un impeto che li cooptava a pretendere di più: “vietato vietare”, “trentasei politico” e tutte le amenità dei figli viziati e annoiati dei vari ambienti di una sinistra che per fortuna prima di loro aveva tutt’altra connotazione, ma che grazie al nepotismo aveva permesso loro di emergere.

Lentamente, ma non troppo le giuste rivendicazioni sociali lasciarono spazio a quelle individuali, soprattutto grazie all’aiuto dei collaborazionisti CIA del Partito Radicale con i ghiotti referendum sul Divorzio e sull’Aborto che aprirono il portone dei diritti civili a scapito di quelli sociali. Una peculiarità che caratterizzò la sinistra prima dell’arrivo in segreteria di Berlinguer (con il suo nefasto eurocomunismo) fu la coesione e la solidarietà tra le masse popolari, la lotta di classe, la necessità dell’agire comune per ottenere diritti per tutti (e non come ora per solo alcune categorie), in poche parole il senso sociale dell’appartenenza (cosa che il contessino Enrico di Sassari continuò a fingere di sostenere sino al giorno della sua dipartita, mentre in altre stanze il partito propendeva con Amendola e Napolitano per ben altre direttive).

Femminismo e Partito Radicale raggiunsero in effetti obiettivi inarrivabili anche per il più bieco dei capitalisti:

  • Atomizzazione della società e promozione dell’individualismo a tutela delle strette proprie peculiarità da parte del singolo, involontariamente contrapposto a un’intera società che a suo avviso non soddisfa i propri bisogni o capricci (ad es. le veramente “improcrastinabili” leggi sui matrimoni gay, uteri in affitto e altre amenità);
  • apatia indotta dal culto della visibilità, dell’esistenza commerciale (gioiellini progettati da Edward Bernays, spin doctor nipotino prodigio di Freud) e il diritto al quarto d’ora di celebrità (gioiellino di Warhol, padre della Pop Art, ovvero di quanto il peggior guano pseudo culturale possa assumere la consistenza di “creatività” per le masse già narcotizzate dai media con ricette cucinate dagli chef Lippman e Bernays);
  • Impossibilità di formare una famiglia monoreddito, visto che emancipandosi la donna poteva lavorare e contribuire alle spese di casa; niente di più provvidenziale per i capitalisti che proprio in quel periodo di stagflazione artificiale potevano finalmente permettersi di congelare ogni aumento di salario rendendo normale il fatto che a distanza di poco tempo un nucleo famigliare dovesse avere almeno due persone che lavoravano al suo interno solo per sopravvivere. Da allora il salario non fu più legato alla produttività e negli Stati Uniti i redditi sono rimasti a oggi ai livelli dei primi anni settanta (l’utero è mio e lo gestisco io, come no…);

Termino qui l’excursus storico di lungo respiro e mi fermo per un po’ al recentissimo passato, soffermandomi sul DDL intercettazioni https://it.wikipedia.org/wiki/DDL_Intercettazioni chiamato allora “legge bavaglio” che fondamentalmente riguardava solo la pubblicazione o meno di informazioni intercettate, non riguardava altro, riguardava SOLO le intercettazioni. Il “Popolo Viola” si indignò, si videro manifestazioni imponenti, Santoro condannava catodicamente mentre tutta la sinistra si attivava, rullavano i tamburi di guerra contro il “porco di Arcore” che voleva leggi ad personam. La stessa Wikipedia ha protestato per l’occasione reindirizzando il 4 e 5 ottobre 2011 gli utenti a una pagina con la dichiarazione che metteva in luce come tale norma avrebbe minato la stessa esistenza dell’enciclopedia in rete.

Una sinistra che difendeva la “vera” libertà di informazione ivi comprese le foto con erezioni peniene degli ospiti in piscina nella villa di Berlusconi in Sardegna carpite da un fotografo autoctono.
Dopo la vittoria di Trump alle elezioni e la vittoria del “no” al Renzirendum il 4 dicembre l’establishment si accorge che la propria imponente copertura mediatica comincia a incepparsi e a sfornare risultati a esso indesiderati in quanto Internet grazie alla propria raggiunta capillarità permette, anche grazie ai social network, scambi di informazioni che permettono agli utenti di staccarsi dal pensiero unico e di fornire risultati elettorali ben diversi dai desiderata di lorsignori.
Non sia mai! Ora che è la “sinistra” stessa il corrente establishment nella stanza dei bottoni ecco che cominciano a delinearsi proposte i legge ben più liberticide del “DDL intercettazioni”, un presidente della Camera (contravvenendo ai suoi doveri istituzionali di imparzialità senza ricevere sanzione alcuna) si arroga il diritto di stabilire quali notizie siano quelle “false” e quali quelle “vere” con la scusa dell’incitazione “all’odio”, ne consegue che la censura non riguarderà in futuro solo le intercettazioni indesiderate, ma TUTTE le notizie che danno fastidio al potere costituito, perché di questo trattasi, affidandosi ai famigerati “debunkers” dalla ben dubbia autorevolezza (David Puente, Butac, Paolo Attivissimo) per “smascherare” le cosiddette “bufale”.
Il Ministero della Verità di Orwelliana memoria in pratica. Ma attenzione, questa opzione liberticida non è farina del solo sacco Boldriniano, ma tutto l’establishment occidentale, sentendosi minacciato dalla possibilità che circolino informazioni a esso non gradite si è attivato in tutto il territorio d’occidente con leggi che prima del “politicamente corretto” avremmo considerato distopiche e scritte da psicotici degni solo di TSO (Trasporto Sanitario Obbligatorio).
La cosa peggiore è la scelta di campo attuata dalla sinistra già ai tempi del contessino Enrico di Sassari che già allora, con una complice adesione ai “valori” della NATO cominciò ad usare i grimaldelli usati poi con Tangentopoli (corruzione e questione morale) e le ricette di Monti (austerità in linea con la “Durezza del vivere” del defunto Padoa Schioppa) preparandoci a una dolorosissima imposizione. In pratica l’accettazione dell’ordoliberismo monetarista che dal 1979 venne “timidamente” partorito e attuato dall’albionica malefica megera Margareth Thatcher, tanto decantata dai peggiori sinistri e sinistrati attuali come modello di sviluppo TINA (There Is Not Alternative) ed emulata dalla Reaganomics negli USA, seguendo alla lettera i dettami del geriatrico deforme sgorbio sociopatico di nome Von Hayek (per fortuna ora defunto, ma purtroppo in ritardo di 93 anni rispetto all’auspicabile trapasso che gli sarebbe spettato da spermatozoo o in un fazzoletto o in uno scarico fognario, allora non c’erano profilattici).
Riassumendo: una teoria nata da Marx che si trasforma una volta “applicata” (da traditori in malafede, ma in ruoli apicali nella sinistra) nella catastrofe tutt’ora in atto seguendo le direttive misantrope del sociopatico disadattato Von Hayek,

Ecco perché da quasi 50 anni la parola “sinistra” politicamente parlando è un sinonimo di ossimoro.

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